Amo venire qui sulla scorta del raggio,
giacché nella penombra non si vedono i delfini
come tengono alla piazza il bordo della vasca.
Stanno incuranti che l’artista ne abbia fatto un’esca.
Mi chiedo se la creatività debba entrare nel marmo
e modificarlo, oppure uscire dall’opera
e cambiare la pietra in messaggio. O se è vero
che cambiando i fattori mentali la somma
comunque, e sempre, sia un viaggio massacrante.
Forse il giusto è combinato nell’intimo segnato.
Il segreto non è indicato dalla bussola degli occhi;
piuttosto si manifesta in quella parte della piazza
che incanala la città ottusa, con più seni che balie.
Questo descrive la geometria dei soliti a più piani:
i piccoli balconi sono la retta delle finestre
con le gonne di ferro a coste.
Le regge un catafalco architettonico con il senso del sole.
Eppure, se si sporge un panno, si riceve una multa.
Come se l’amore entrando nella carne
non modificasse l’ospite, rendendolo
terribilmente fragile fino a ritrarsi.
I delfini mi seguono in un mare di pietra.
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