"Ma per oltrepassare la nostalgia non sarà forse necessario decifrare il codice della spiritualità?
Come perdere per sempre la via del ritorno?
Oppure: perdere per sempre la via del ritorno, si ma come?"
Aledi.
Se tu fossi un carro, un carro lanciato in una prateria
di ore - in questo senso acuta -, una prateria mossa
da più rilievi, rilievi mossi nello stesso senso
che rende sano il distacco da ogni bivacco di fortuna,
(ma anche nella sosta la ruota gira nel verso dell’inizio)
perché avanti non c’è sentiero ma
la tua anima è il sentiero e lo spirito
il tiro a due, a quattro, a millemila coppie, ti parrebbe,
come a me pare, che in qualsiasi anno
della nostra avventura, anche in questo,
siamo pioneri e non smettiamo di avanzare
anche stando in un accampamento a riposare.
Se tu fossi carro non potresti scegliere tra
essere vivente o essere morente, né ti piacerebbe
o meno il carico: farebbe fede l’elasticità della tua fibra.
Quindi, se tu fossi il carro come io lo sono,
potremmo dover abbandonare tutto il bagaglio
prima del guado profondo; e di rive se ne incontrano a sbafo.
E lì non c’è sentiero, pista o terreno da battere, solo il tiro
che va oltre: quel tiro che devi curare; e curi meglio.
Se tu davvero fossi un carro in cammino, puoi pensare
di farcela da solo, ma mai sperarlo, o il traino finisce
nel prossimo agguato.
Ciò che so da me è che sono un carro, non il falegname,
che mai vorrei essere, perchè tra questi e il figlio
qualcuno, qualcosa, pone sempre l’attacco dei chiodi,
ma il tiro, ben curato, ha proseguito chi sa per dove.
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