Da qui in avanti giro come un’ombra
tra rigo e rigo, da parola a parola, persino
sulle sillabe mi allungo. Tu non lo vedi, nè
io sottolineo dove l’ombra poco si impegna
alla diffusione della forma. Constata come
segno i miei confini. Vengo da un punto infinito
ma non sono il solo. Vengo quindi da una lucina
in carne ed ossa. Sono l’ombra che scurisce i toni;
le palpebre, le palpebre delle vocali dovrebbero
stringersi un poco e la voce acquistare ombra,
che è poi l’eco quando rimbalza in chi ti ascolta,
permettendo di apparire in un punto del discorso
in cui la tua passione accoglie lo iota che nascondo
o quel grafema inusuale non asservito a qualche
comunicazione. Sì, è così, giacché mi entusiasma
si propaghi questo gioco e, da amante che gioca
all’amore, prediligo la strategia dell’ombra
- la mia propria, la tua portata, forse tremolanti
per questa ragione.
Riesci, adesso, a scorgere come ammasso
lemmi? Non dove capita, ma sotto la tua luce
che getta ulteriori ombre più nette delle mie
sfumature. Le accentuo mentre godono di te,
anzi, mi aiuta che si raccolgano in un profilo: il tuo.
Danno statura da punto a punto, benché mi riducano
a cosa. Io che torno a cosa, mi stendo e tu
che dici? Niente. Il silenzio, dove c’è l’origine
di un deserto. Capisci? Questa è un’oasi, come la
chiamiamo, è una distesa di voce, non farebbe per me
scoprire la fisiognomica di tante dune. Così
è il deserto che si mostra al tuo vento, oppure
tu viaggi con la tua carovana di pensieri. Potresti
avere capelli grigi, o un berretto da baseball,
una kefiah o un basco, addirittura un elmetto:
io ho consonanti sacre, della fede nel verbo. Tu
incespichi nella selva di virgole: io davvero
sono caduto a questo punto. Puoi cogliere
la mia ombra in questo spazio, la sua pressione
che non curva la pietra di un qualche muro secco,
ruderi di intenzioni che pesano da sole.
Mi stendo con il preciso scopo delle parole
mimetiche: celare, non tanto il senso, quanto
proiezioni intrattabili altrimenti. Anche tu
cerchi una luce che ci sopravviva: se c’è,
nessuna sofferenza. Comunque, non sarò io
a darne, o addirittura accenderla, ma tu
dopo avermi spento. Fallo subito: mi piace
apparire a volte, a volte non dritto.
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