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Il canto delle ali dorate

di Amina Narimi
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Pubblicato il 27/07/2017 18:11:57

... a Mammet

 

 

Ai suoi piedi nascono fiori

con l’intensità di un primo amore,

la luce del fuoco.

Come un’acqua limpida,

la mano del calore,

cola sulle mie spalle

brillanti di cenere.

 

Una figura potente, come il sole

vuole sbucare fuori

dal ventre della montagna

e uscendo dalla bocca

si posa inaspettata

sulla lingua, forte, urgente.

Con il grido di una pianta

strappata dalla terra

 

qualcosa viene ad aggiungersi  alla sua luce

qualcosa dentro la pelle

che fuori ha il suono

dei figli del crepuscolo, della vita

qualcosa che non si può paragonare

 a niente di vissuto-

una forma di tempo, una durata.

Ma non era tempo, non era durata.

 Aria

era aria che trasudava gocce somiglianti

alle loro forme madri

dal calore la forma

dalla forma il movimento

dal movimento i colori, dai colori

il sapore e insieme odore. Odore.

 

Ho accolto la neonata,

l’auriga che ogni notte si rinnova

dalle acque notturne  in cui è rimasta assopita,

che nell’ultima ora ha lottato, con amore.

Nel singolare arrestarsi di ogni movimento

 

ha fatto nuovo qualcosa di antichissimo

partorendo ciò che è vecchio.-

Una volta era già in alto,  io credo,

non c’è parte che non ritorni nell’anello

sempre più in fondo. E da ultimo

saremo nel punto più basso- dicevi-

del nostro fiume poi lago e ancora mare,

luogo di morte luminosa, finché l’acqua

non si sollevi in cielo

come vapore,

per ricadere in pioggia...

 

Lo spirito e la sposa dicono:

Vieni. E chi ode, dica vieni. Chi ha sete, venga

Chi vuole, prenda in dono l’acqua della vita

 

Versando seme vivo fra le ombre azzurre,

meridiane dei morti,

si è accostata, mammet,

con un lieve ronzio

simile a quello prodotto dalle ali

dello scarabeo.

 

Il canto delle ali dorate

mi ha permesso di riconoscerla. In quell’istante

si è posata come una egretta sacra

sul mare

un guscio sono divenuta. Un giorno

due giorni molti giorni cinque anni. Oggi

 

la luce del giorno illumina

l’ombra del sole, l'Elba,

che abitava sotto l’albero dell’acqua-

Non la comprendevo, ma sapevo di Lei

che cresceva.- Non è accaduto nulla, dici,

e tuttavia si è prodotto un soave ed ineffabile

mistero: io sono uscita dal cerchio che ruota

toccando il tuo fiore alla sommità dell’albero

le ali,  che tornavano. Verso la sua stella

 

siamo uccelli d’oro sul ramo delle luci,

utero della chioma fiorita,

silenzio

delle sue profonde radici.


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