Benché la sfera affettiva contagi il braccio
fino a farne circonferenza in vita, dell'unica
che ancora posseggo e mi possiede, un corpo
più è lontano più torna a notte fonda.
Mi piace cercarti in quel vetro che termina
nello sguardo, in un riconoscimento che manco
perché non passo più lì sotto. Eri nello studio,
nel tinello, o cos’altro era quella sorta di pelle?
Appena trattenuta, ma quasi vi si appoggia, l’ala
della casa che abiti adesso, sconosciuta perché
non passo lì sotto. Non saprei dirti
in quale punto di via Gonzaga tu ancora richiami
all’ora. E quell’ora che viene a nome tuo, albina
come ogni altra soffusa visione a notte fonda,
consegna croissant caldi al quarto piano.
O era il quinto, il secondo, il settimo cielo?
Le strade hanno di buono l’immaginazione:
le vedi a pezzi, adesive solo ai portoni,
che non si aprono se non stacchi gli occhi
dal quotidiano che scorri. Sono cronache veloci,
composte dalle linotipie delle bocche e come
gli articoli danno genere al fatto che ti racconto.
So che ti esponi sempre a mezzogiorno,
ma non con lo stesso azzurro (sotto cui passammo lievi);
so che indossi il minuto con sofferenza, appena fuori
dallo studio, dal tinello, da cos’altro è una sorta di pelle.
So che doni le tue gambe all’aria. So che i maschi
ne calcano il vento e tentennano nell’opera di rinvenimento.
Non so in quale strada questo avviene, ma so che essa
prende consapevolezza di non essere solo asfalto
quando la frequenti.
La mia creatività sceglie la vista che le va a genio,
trova un riferimento al citofono che ha cancellato
il tuo cognome privo di lettere, come tutti i corvi
dei microfoni che gracchiano “chi è?”
Ancora vago intorno per ricollocarti nell’afa in un poco
d’ombra. Nell’afa, gli assenti incoraggiano
il sudore per la fatica di vederli liquidi, immobili,
e il mio fiato, timbro catarroso di un pensiero
che va raffreddandosi, fonde idee, o le fonda.
Non è un modello d’amore tutto questo,
è una pietra e con essa ho fermato
l’onda che saliva in bocca.
I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Robert Wasp Pirsig, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.