A JeaNando, a Gion:
grazie alle vostre voci.
Mi chiede della poesia cose che non so
così rispondo che Ettore giaceva
come un grano di silice cristallina
nel senso della sabbia.
Libero di salire ai numi
ma non di alzarsi su di loro.
Ilio - se di Ilio si trattava,
piuttosto che Caraibi o York o Pietroburgo,
e qualsiasi posto in cui nascono e muoiono
questi suoni più vicini alle ferite che alle garze -
le mani sfatte dagli scritti, appare a ragione.
Negli esametri epici, il guerriero è stuprato
dalla ferocia dell’aedo che lo attraversa
col canovaccio della voce. La poesia
è quell’uomo riverso sulla spiaggia
come un grano di silice cristallina:
guarda, respira ancora.
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