Dal mio punto di vista, o potente, siete
immane. E il punto dal quale esamino il drappo
starsandstripes, con l’intero firmamento in stato
di guerra, è meno dell’eco che l’occhio recupera
dal vostro raggio. Tanto più grande la forza
quanto estesa tra due oceani la polveriera
che chiamate terra.
Ecco il punto: niente vi ferma, né la natura
violenta, né la violenta mano che l’ha preceduta.
Come la vite aggressiva e tentacolare, eppure
piena di nettare di dee, la fondina dell’uva
ballonzola al fianco degli ulivi e sulla spalla
dei ponti pesa quanto resta di totem e bisonti.
Oh, a noi bastarono cesari e crocchie sempiterne:
ne abbiamo aspersi fanghi col sangue puro! Ma voi
non vi fermate mai. Da seicento anni marciate
in avanti e in alto, con il sistema del santo metallo
e il cuore di silicio. Che meraviglia!, il muscolo
del doppio continente ha superato il plaid
che l’ossido di carbonio ha ridotto a cencio
appeso ad un filo sulla terrazza del cosmo.
Il vostro dominio si infila verticale tra lune
che auspicano un nuovo nord, e bussole
che ormai segnano solo il tempo perso,
santabarbara planetaria dall’orbita intrasigente.
Fatelo fuori, o potente Impero, asciugate la sfera
se il rosso vi scuote: comunque una vena resta
e comprende l’arcobaleno che le corre dentro.
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