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Dell’ultima lettera ai quattro venti

di Robert Wasp Pirsig
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Pubblicato il 23/09/2017 18:16:44

 

 

Mi è giunta una soffiata: Eolo non c’entra

con gli abiti sollevati dai corpi tremanti.

Li aggredisce la marea delle mani; e l’opera

d’amore, che non è presiedere le convenzioni

sull'argomento cuore, batte sui martelletti

vocali e viene il mormorio come a riva

struscia la chiglia e ruglia l’aria sulle creste.

Perché non esiste la calma se qualcuno soffia

sul collo. L'atmosfera in quel luogo, sia esso

buio oppure inutilmente al sole, con uno strumento

invisibile, magari, fa pressione - io so -

da una parte all’altra della carotide,

poi accalca suoni l'emozione chiamata terrore

restituendo le onomatopee del corpo

o della resistenza ai colpi.

Vorrei conoscere a fondo i quattro cardini

della sua rosa: tramontana, levante, ostro

e ponente, tra i due seni, la corda vocale,

vibrante nord, e il ventre infuocato deserto.

Li avvicino con una banderuola che ruota,

e ruotando indica che: ognuno di voi è salubre

fino alle ossa, poi sbatte la porta e il dolore,

già sulla soglia, fa fatica a mantere colonne

di fogli di riso, come sumi-e rosso labiale

(questa “e” oltre a congiungere pigmenti diventa

pittura nel luogo in cui c’è: non il bacio

ma il suo mito vergato da un ricordo). Nulla

cambia per le fossette se gli angoli

della bocca aprono il fusto dei fianchi;

e tracolla il volto. Il viso è una bella platea

quando le ciglia applaudono; e salubri

dovrebbero essere i loro intermedi: gregale,

scirocco, libeccio e maestrale, diciamo la mezza

misura del naso, le gote scoscese, la fronte

a picco, la gola più adatta in quel punto.

Tornando all’amore, con l’aria che tira,

è chiaro che un’isola percossa da folate

sarà solo uno scoglio. Questa congettura

diventa assassinio - each man kills the thing he loves - 

quando la violenza trasforma il desiderio

in una maledetta psicosi. Sembra una diavoleria

ma è un soltanto il vuoto in un uomo.

O rosa, abbi cura di te da sola; e sola

guardati dal vento di controvento, anche  

per questo ti amo, come amo il prato ma

non lo pianterei in salotto o, desiderando

dormire tra verbena e rosa, non n’eradico

per adagiarle nel mio letto. Men che meno

soffierei il seme su posto.

 

 

 


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