Oggi mi sento cosmo nel cosmo.
E tutto ciò che vedo, tocco o ascolto
è cosmo, ma in pectore, come me.
Anche quello che rumora in sottofondo,
o romba e spiattella atomi ovunque.
Il mio universo confina altri universi:
un numero indecifrabile finito qui.
Vedo tutto, tocco tutto, ascolto tutto:
tutto è il poeta morto che vivo ricordo
e ogni cosa sua, e animale che gli parlò,
e, pure, onda che lo annegò: lui
non smette di lievitare nel fosso stellato.
Oppure è una immensa camera di scoppio,
motore di innumerevoli motori
a scappamento ridotto. Il fumo, amici,
fa male innanzitutto al tabacco e la voce, cara,
rovina la cornucopia del petto. Solo afferra
questa bolla di gas all’oscuro
delle incredibili reazioni che scatena,
ma dolce e amara spingono le mani con giunti
la sua vena triangolare,
come una insegna del miracolo a vento. L’abisso
pieno di rotte ben oltre le tavole: un fardello
senza pari può su portare.
È un precetto di bordo segnato dal mare fondato.
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