Sono sicuro che qualcosa di vero c’è.
Vero: non tutto è falso, non sempre pare.
Lo vedo dall’inutilità delle raffigurazioni,
definite artistiche appena, senza dar torto a voi,
al nume che vi s’impiglia, al metamero
della triglia cui so miglio e miglia fatte.
Il riconoscimento lancia un generoso
appello: tu ci sei, resto, e dove?
L’orizzonte è fittizzio anche scritto qui.
Virginale, l’ombra della coscienza suona
l’incoscienza dei morti, si sentì
(questo è da sapere, ma buio e consistenza
bloccano la visuale: il mio spirito
venne mattutino e aggiornato
al seno vizzo, scontato).
Non tutto il minerale è indossato;
so con certezza che si trasforma in noi
per annidarsi nella congiuntura tra l’orma
e il nucleo del pianeta (vero).
Non sarò per questo mai alto locato.
Intanto, è terribile che l’orizzonte sia solo respiro:
perso, si perde il vero falso.
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