Portano al naufrago un remo intero,
e uno inservibile perché non c’è.
Accompagnano il gesto e l’oggetto
con un sé remoto rimesso a nuoto.
Parole che l’assente non conferma.
Neppure udite, quindi, né meno perse.
Il soccorso è una maglia di lana,
intima e usurata, pregna di afrori
che generi, e aloni come corone.
E’ un must per i marinai spiaggiati
sulla penisola del divano. Così
io fondo il salotto di carenaggio.
La maturità dei porti non la vedi da
lontano, ma dal fondo partendo. Ma
non è per le mattonelle oblique che
i piedi poggiano divergendo il verso.
Il pavimento è la traccia più seguita
quando l’inquietudine piega la fronte
per sbarcare una passeggera tormenta.
Tuttavia, il parquet meglio rappresenta
la lisca della stanza, come avesse branchie
piuttosto che il diaframma del mondo
in una finestra. In quel punto, l’arco
solare scaglia le sue frecciate a bordo
dell’arietta capace di ottobre. Arriva
nell’ombra il gabbiano e viene il grido
col quale prende il volo un tacco.
Ci sono porte in casa che se non apro
le sento difese. Ma, allora, perché sentirsi
alle strette per prendere il largo? Comunque,
quest’ala è palindroma di un’altra volata.
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