Io corro. Normalmente corro.
E correndo accelero il giorno.
Normalmente non mi allunga la vita.
Quello che dura è duro, il molle s’informi.
Nasce così la sensazione ‒ in forza del foglio
oppure fossile dell’età del gioco ‒
che i miei passi aumentino la velocità
di rotazione del pianeta
sul dito del giocoliere Atlante:
il titano che mi pensa criceto.
Vedi, amica mia, amico!, ti seguo a ruota
per l’esercizio del cuore millantato
che in via eccezionale sopporta un traffico
stupefacente: a tratti mobile o in fermo.
È significativo che solo ho amato riamato
due uomini all’impazzata: ad uno
sono sopravvissuto, l’altro mi sopravviverà.
Questo la dice lunga su quanto duri il respiro.
Tutto sommato gli organi reflui
appesantiti da un affanno circostanziale
riposano meglio nel futuro prossimo
che in quello già remoto per ora,
e ore spero.
I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Robert Wasp Pirsig, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.