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Venerazione della sedia

di Robert Wasp Pirsig
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Pubblicato il 02/11/2017 09:45:54

 

 

È un residuo della stanchezza che acuisce l’autunno.

Provo sdegno per aver visto un uomo

fatto a pezzi da giovani iene in un luogo

non suo né loro ma patibolo comune.

Sia sempre che le vittime non perdano la testa.

Un viale vero mostra il concistoro di lembi,

verdi al tempo della predicazione dei semi,

liberati dagli omeri dei tronchi.

Quanti pesci rossi cadono dall’alto

e prima di boccheggiare si sentono le ascelle

dei piccioli scricchiolare per tenersi a galla.

Si diffondono squame a tinte roche,

a cordini staccati, dalle parabole inascoltabili.

Come un affetto reciso, un canto spezzato.

Qualsiasi bene si sfoglia: e più annuda il costato.

Come credo tra i lombi una saittella si otturi,

poi la mente rastrella, aggruma, non distingue la grata.

Non è esattamente inverno per lo straniero colpito,

ma il freddo cala sulla vicenda al modo di ripassare in fretta

l’invisibile confine dello scempio.

La stanchezza chiama con tono soffuso: siedi,

diventa vicissitudine della notte.

Oppure nota a riposo.

 

 

 


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