È un residuo della stanchezza che acuisce l’autunno.
Provo sdegno per aver visto un uomo
fatto a pezzi da giovani iene in un luogo
non suo né loro ma patibolo comune.
Sia sempre che le vittime non perdano la testa.
Un viale vero mostra il concistoro di lembi,
verdi al tempo della predicazione dei semi,
liberati dagli omeri dei tronchi.
Quanti pesci rossi cadono dall’alto
e prima di boccheggiare si sentono le ascelle
dei piccioli scricchiolare per tenersi a galla.
Si diffondono squame a tinte roche,
a cordini staccati, dalle parabole inascoltabili.
Come un affetto reciso, un canto spezzato.
Qualsiasi bene si sfoglia: e più annuda il costato.
Come credo tra i lombi una saittella si otturi,
poi la mente rastrella, aggruma, non distingue la grata.
Non è esattamente inverno per lo straniero colpito,
ma il freddo cala sulla vicenda al modo di ripassare in fretta
l’invisibile confine dello scempio.
La stanchezza chiama con tono soffuso: siedi,
diventa vicissitudine della notte.
Oppure nota a riposo.
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