La montagna è appena più di un colle, ovvero
l’una e l’altro, quindi bipolare: vetta e valle
sono depressione e slancio non molto distanti.
Come venne fuori? Spinte profonde
o vicissitudini planetarie, forse continenti
che se le danno di santa ragione -, le hanno poi tolto l’increspatura,
la taglia forte, i picchi caracollanti, gravi e acuti
scacciati dalle lingue correnti
con fabbricati sfibbrati.
La curva da desnuda un grecale a pennello.
Piena di cicatrici, il fianco sotto i miei occhi
ha ceduto più e più volte allo scoramento,
frana come quell’altra figura che ho in mente
ma non sottomano: il vento col suo nomignolo
imperversa nel mio costato
sinuoso come il serpente d’asfalto giù a valle.
Dev’essere nata in una lontana alba della notte terrestre o,
presa in piena pangea, la sua posa corretta
è dovuta alla marcata scalfittura della pioggia
che traccia innanzitutto i righi
mentre solo i quadretti si conservano.
Avvalla ai piedi una guarnitura verde nei bassi bianchi
di foschia, e i fabbricati per quanto detto,
quasi commenti moderni, ospitano parenti
e altre famiglie o soli stretti, forse stranieri,
convenevoli adesso.
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