L’idiozia è concepire questa come vela,
o lembo o fiocco: inventare un verso
è come dire a chi entra dalla finestra
che è permesso. Non serve lasciare aperto,
ha con sé gli attrezzi. Se scosta una tenda,
rompe come niente il cielo che avevi messo intero.
A questo punto abuso di una tua incertezza.
Insinuo l’etimo, scompiglio i sensi: nuoce gravemente
l’estro. Sul pacchetto c’è la mia figura con un danno
terribile da tastiera.
La poesia sul pomello del battente tentenna.
Evita di bussare, intanto si introduce.
Ti trova curvo, o forse appena disteso: le gambe perse
tra la spalliera e la mattonella. Una bocca seduta
cambia poco: il verso uscendone letto, meno.
Ho paura che questo non piaccia, ho paura
per me che aspetto il prossimo, che provoco vento,
che guardo l’orologio, non fermo il tempo.
Ho parlato con un amico: “Bob,
questo gesto è perso. Se sei passeggero,
e resti tra l’anagrafe e lo zero, ti conservi
sereno nel cielo che l'intruso ha rotto.”
Le fessure branchiali di uno squalo
somigliano inconsapevolmente a www.
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