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di Robert Wasp Pirsig
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Pubblicato il 27/01/2018 14:05:03

 

 

Qui è tanta l’erica che il cortile si scopre

appena curato dal pudore del viavai.

Beati passeggeri che hanno fedi

sopra a tutto! Letti, gli uomini

conservano la soffitta per accatastare

brevi momenti, ma i piedi si piantano

sulla coperta: fummo marinai venendo,

sbarcammo sul petto di una baia lattiginosa,

rivolteremo la strada, peli o cuori sfrattati

dalle case; talora entrambi.

 

Al muro, penso, circondato. Il muro

ha il ruolo di ospite e come universo

possiede la fattezza di un luogo perbene

ma inimmaginabile dal suo interno.

Sì: i muri dividono, ma danno sostegno.

Cara, il vetro è un muro, lo è la distanza,

il silenzio lo è, lo diventa l’isolato.

 

Alcune stanze sono rette a tinte vive,

le vedo ovunque si alzi la mattina,

eppure quasi crepano dove certe muffe

risiedono, così che, se pure tentino, le finestre

non prendono sole al chiuso, e perdono

ogni altro riflesso in nome della tapparella;

e fatti

per le chiacchiere pettegole

avanzano al cancello fino alla pelle.

 

Sento il cuore stanco

costruirmi da un pezzo.

 

 

 


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