Perché veniamo a bordo di un corpo
come nuovi confini, altri territori
immediatamente stretti, che invocano
le case e le aiuole; la strada, poi
più spazio oltre frontiera, visionando
anche le stelle in un sogno antico, ma
intriso ora nel risveglio che segue.
E veniamo a bordo perché curve
a miliardi ci congiungono ai bacini,
alle sagome residenti, ai profili che
suonano richiami, affetti da urlo,
usati uno per uno. Ognuno
primitivo e schiavo: schiavo,
sentimi bene, salvato a fatica.
Per questo veniamo a bordo
al posto dei remi.
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