Ora, nel momento in cui la mimosa scoppia,
una donna espone la sua mammella secca.
I loro rami sono teneri per la goccia di linfa
che non coagula in vita. La pianta si commenta
da sole, giallo con un taglio netto, ma c’è
una soluzione: l’olio del vento cauterizza il mozzo.
La donna dà un’occhiaia al corpo in viaggio nel corpo.
Le dita sono garze: accarezzano un sogno;
le palpebre sono superate dagli occhi.
Come è bianca la lunula sull’unghia! Com’è
bianco incisivo e corona le labbra infantili
ma annose; lo sguardo separa i fiati in buoni
e in ombre cattive il ventre nativo.
Non c’è punto in comune tra le due, tranne
il gesto che vorrei maturasse da ora per loro:
Amor mio, evito alla mimosa il taglio che non chiese
e alla donna donerò la speranza di una goccia
che non mancherà al tuo bouquet da sposa.
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