Ci sono ombre da sole. Ovvero:
per trovare compagnia si ripetono,
dividono il suolo in componimenti persi.
E non attirano gli occhi, anzi li svuotano,
chissà perché. Come una incontinenza,
resta coperta dalla notte di neritudine.
Ma è a tratti, retta da nervi lucenti,
conserva la memoria dei contorni,
la mente fresca.
Una punteggiatura, ti dico,
scritta a capo, ad personam. Possiamo
prenderne virgola due, e fare il nostro
racconto, ingabbiati nel monitor,
un quadretto ciascuno.
Con uguale sostanza, stimiamo di sfuggire
all’amo, e siamo sparuti, sciolti noti per poco
mossi.
Appostati come camaleonti, ma
scagliati a più riprese da ciò che ci prende,
fingiamo di avere aria intorno
adagiati per la potenza persa
non troviamo pace che di vetro.
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