Yannis è fermo, pranzo quotidiano
di radici, segno di numerali
della durata di tanto respiro.
Scrivere è togliersi dalla testa qualcosa,
magari in stile dorico.
Mikis coltivava le note per una ginestra
a cappella - voce sempre verde: ignoravo
che questo fusto è come una foglia
e il giallo è fare volume con poco.
La musica può: amo il sirtaki e quinn.
Allora io trovavo scarafaggi singolari
tutti i puntini dell’iscrizione “G. Vicinanza”
dove si entrava nel secolo in corso d’opera
e si usciva dalle pagine precedenti
con la stessa campanella. Come cedui.
Cedui a lungo andare, non per sempre.
Ed io abbattuto, dannatamente privo
di verticalità tanto da essere succinto
fino al nudo congiuntivo del tempo:
un suono muto era il sonno, poi
diventato sonoro come i trattori.
Sveglia! E alzo la schiena addolorata
dalle lancette. Avviarsi sbattendo
è delle folaghe e delle finestre.
Nell’autobus è impossibile correggere
i percorsi, ma ogni fermata ti apre
nuovamente le porte sul luogo
dove comincia la suola il suo inferno
e la libertà il tuo miglior consumo.
Per intenderci, la lettura di un passo
coincide non all’apertura delle gambe
ma allo scorrere del rigo più avanti
e se riesci a tenere a mente la direzione
come la porta alla bocca il belpoeta
puoi sperare che un seme ti faccia strada
nella terra. O solo la terra brucherà
le mie parole.
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