Ero legato dal punto alla linea.
Più che altro manifesti brevi
da uccelli first class o passere
complici, rimessi in una follia
liquida e canuta (queste specie
si barcamenano ovunque annotti
la scorribanda fluida sui ponti).
Drammaticamente inoltre, la ricchezza
è sopra la linea di galleggiamento.
In quel punto la vita riduce il raggio
a nulla, il cerchio si stringe e fonda
l’isteria di bordo che sale al seguito
di: prima donne e bambini, per la miseria!
Tutto quanto sovrastante l’acqua,
grasso e benessere meno di magro
e greve sottocoperta, precipita
oltre gli abissi convenuti all’oceano.
Avevo avuto l’avviso delle bianche
isole in movimento lento, massicci
altolocati quanto bel vedere passeggeri.
Che vuoi ci facciano? Lo scafo è duro,
si era detto, duro fino alla cintola.
E riponevo la striscia rotta sulla rotta
corrente. La colpa è lì, sommersa.
Non è un alibi una moneta a parola,
ma una sola per dream trip o to die,
sono un dannato prezzo! Maledetto
è vero, ma con lo spirito giusto si accetta
questo frangente già alla partenza.
E quando di colpo la morte ferma
le lancette in tempo, nemmeno l’anima
è pronta al momento, né comprende
la fretta del gelo, l’avidità della corsa,
ogni sorta di attrazione congenita ai sensi
che ora come oro non suonano bene.
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