Acqua acqua acqua! E per carità
non si dica che ho sete. Appena mi muovo
il più vicino trema con il corpo perso.
Perso: per con so: so dopo per. Fare, ecco,
fare le vicissitudini nella vita magra.
Ho lasciato molte stuoie a casa, una è libera.
Libera: cioè senza riposo: il pensiero
è l’unico che se ne occupi: la occupa
con l’attesa il porto. Mi sono rotolato in esse, poi
venne il fango, benché sia raro che piova.
E il fango sommerge le stuoie: sono
ciò che mi preme: non sono letto
da chi legge da stuoia.
Di tanti possibili dormiveglia
mi strizza l’occhio appena quanto costa
in fede. La fede non viene per caso:
lo dico nel caso io non torni a loro. Vittoria?
Non ancora: chi ha inventato il futuro sapeva
che esiste o, almeno, ha un riferimento
a bordo.
Vedete quanta angoscia galleggia?
Io ne scrivo ed è l’antica abitudine
di aggrapparsi a niente per reggere
e parlarne, risentito come se fossi
questo solo.
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