Per tanto così sboccia altro:
un’occhiata distratta dove manchi
tra la folla del Corso (chi se ne accorge?)
- e non ti cerco passante ma rimasta al caffé.
Sono questa apparenza in cui tutti sono tutto
pur di comparire diversi nello sciame di polveri
in un raggio retto memorabilmente
come diretto è qualsiasi frontespizio
di vocali verticali, o finestre ignorate.
Sicché sbocciano convenevoli taciuti
per dirsi t’amo e pertanto: come stai?,
sei bella da notarti ancora o come me
ti curva la sfida dell’ora? poi, svelta, non rispondi:
e tu non cambi mai, ti avrei chiamato;
sì, ma quando tra noi?,
a settembre quando ci lasciammo
in bocca appena un morso
insaziabile.
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