C’è per ora la lancetta: disegna
quanto non saprei cancellare
dal quadrante della sera.
Prima dell’aurora si è alzato
il timore. Un disco rosso anch’esso.
E appena dopo, da doppione, l’accampamento
dei raggi è esploso. Una pessima finestra
il fazzoletto che uso. Imbevuta di profumi
l’ape del sogno procura il miele diurno,
ma la vespa velutina è la sua notte più terribile,
il reale preso a volo.
In alto quel che era luce è luce fievole
a norma ma opportunamente lasciata
all’ombra; e se per scorrevolezza muta
il fuoco, cioè cala la tempra, in fiamma
all’orizzonte, anche l'ultima veduta
si farà cenere: sopravvissuti
negli altri non più noi e non in forma,
tanto lievi da uscire dagli occhi
con una liquidità sospesa.
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