Ti so senza parola e non posso darti ascolto.
Hai poca voce, nessun volto: io non so
a chi prestare orecchio. Se gridi aiuto
non è certo giunga: la guerra scatena il silenzio
per definizione.
Lì è il deserto, dicono, ma qui il deserto
occupa la pietà benché la pietà mai conquisti
le dune.
Questo manda all’aria vite inarrivate
a compimento, denti da latte che cadono
perché non diventino vecchi nemici:
l’innocenza degli invisibili è sempre
stata vittima della geometria dei bersagli.
Ti leggo, ma tu non scrivi; ti raccontano
con la lingua dello sterminio ad onta
dell’alfabeto dei morti che tutti sanno muti
- corollario dei segni cancellati dagli interpreti.
Così la linea del fuoco mantiene il tono
del rimbombo: capisco dove va il colpo
ma la mira resta ignota.
In qualche modo ho saputo del cordone
che ti soffoca. E’ il parlare dell’acqua
a far dubitare che la fonte sia pura.
Ignoro in quale raggio la sete smetta
di essere letale: io sono vivo a sorsi
ma non è la notizia e né meno
quanto l’indifferenza stagni le gocce.
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