Sono l’ultima stazione. Che può dire
l’ultima stazione quando arrivano figure
senza ombra di dubbio a destinazione?
Aspettavo la tolleranza che pochi conoscono:
è giunta in seguito, come ricordi.
In quanto stazione ho un nome macabro:
fossa comune quindi crematorio o mattatoio. Qui
il numero enorme viene per la notte più lunga del numero
che non è sul biglietto, o il biglietto è stampato
sul braccio della morte. E pochi bagagli, segnatamente l’oro,
scavato nel sangue, come diversivo: una vecchia storia
comoda ad ogni modo.
Ora ti chiedo: se è mancata la pietà prima di me
serve ricordarsene per un solo giorno,
e per un ceppo solo, quasi che all’albereto mancasse
la varietà delle piante minori?
Sono l’ultima stazione, o l’ultimo passo,
o l’ultimo respiro, e a quanto pare
ancora una occasione per non mancare
l’unica notte capace di avvolgere i due emisferi della storia
in una volta sola.
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