L’alba è sorpresa - per come la vedo io -
quando coglie l’anima ferma e ricorrente
per la marca temporale al cancello adesso.
I guardiani a quell’ora finiscono nei caffè
aprendo la corolla delle labbra alle brioches.
Da quali posti tornano a letto? Entrano
nelle telecamere le loro figure curve e rette
escono dalla messa a fuoco fino a sera.
Più di una donna si libera di improbi viri
al ritmo circadiano ti credo/non ti credo.
Viene domani ed è lo stesso oggi, sospetto.
Chiudono fabbriche e perdono capelli
ma raccontano in modo truculento che:
sì, amo, però rivestendomi non lo indosso.
Un’esca di scena gocciola nel Maremedio
tra le terre serve, come ancelle. E’ vera
la didascalia della foto di un delfino lungo
sulla spiaggia corta: fanno tanto lavoro
le correnti per assiepare le plastiche
nello stomaco dell’oceano, ma l’oceano
segna la carne sulla lavagna dei sogni
e circa tante onde tremano per la libertà
dei morti. Vorrei sapere da dove vengono
- con precisione: i guardiani, le plastiche,
i cancelli, le anime, i delfini, eccetera.
Ed anche ho sempre voluto un camion
di latta pesta, per un bambino secreto
da tutte le cianfrusaglie che qui ho messo.
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