(Avevamo parcheggiato in prossimità del lido dei carabinieri, dimentichi che, per bontà orografica, qui maggio è graduato e prende ordini non dai residenti ma dall’anticiclone e dal maestrale che alle 17, ora locale, smette di corrugare il golfo come una gonna orlata di futili merletti sopra la vita che vi si imerge. Alle 20 c’è la luce sopravvissuta, teneramente diffusa e priva di ombre. Ieratica per il solo fatto di mostrare lo spirito di tutto, non tutto lo spirito dovuto. Lui accarezza ma non coglie il papavero che ci aveva attratti, io lo avrei colto senza ragione, solo per quel meccanismo atavico che distrugge il bello per niente. Il traffico è sporadico. Si contiene senza fatica ai semafori che contano i secondi secondo la loro tabella e ne danno consapevolezza ai non vedenti con un esile bip di fretta.)
Senti, dice - indica qualcosa nei colori
che si accovacciano nella sera come attori
nel camerino dopo un ruolo faticoso -, la mente
sottolinea brandelli, dando così ricovero alle voci
fino alle parole dell'altro mondo che si fanno segno
prima di togliersi di torno. Ascoltarle promette
nuovi suoni e il suono è connaturato
nei lotti dell’universo, dice, nel circondario,
nella corolla puntuta delle stelle.
Anche la carezza più dolce, lieve,
ha in sè una forza trattenuta che può esplodere,
te ne rendi conto? Ovunque, ovunque… Ah!
E’ la sua verità. La verità degli altri
è comoda: si sceglie per evitare che la nostra
sparga sale sulle ferite certe - certe ferite
sono una cura, avvolte.
L’universo possiede un principio, dice ora,
di violenza inimmaginabile; non siamo da meno:
non puoi, dice, rimanere calmo
se sei l’aquilone che annusa l’aria per cogliere il vento;
se l’aquilone sbanda e taglia la corda;
se l’opera non riesce compiuta
e volare è diviso in due: cosa trattiene e
cosa ti lascia andare. Nessuno sa perché.
Esistere è starci dentro per un pelo
con un bagaglio di suoni da buttare fuori.
Persino il sole è una valigia in calore, dice,
e ride in modo stridulo - da cardine consumato.
Andiamo ancora insieme senza dare colpa ai segni.
(Poggiamo la schiena ad un suv bianco, fermo a spina di pesce sul marciapiede, come ogni altra tra i platani di via Clark. Alberi che non durano a lungo, ma più del metallo che l’aria salmastra liquida come ruggine. Ci parliamo togliendo il rumore di fondo: come il mare con con lingua di sabbia.)
I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Robert Wasp Pirsig, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.