(Il litorale si sgrana mentre bottoni dorati riuniscono tenebra ed asfalto. I lampioni escono dalle asole della notte come teste di ponte di un esercito di soli che avviciniamo ma non ci raggiunge.)
Gli viene in mente all’improvviso, credo
- io credo ha una valenza di brezza termica:
tutta la notte solca il mare piena di figure luminose.
La bocca si apre al miracolo più dolce: sbadiglio
la luna appena compresa, a lungo rosa dal tetto
inesistente. E' un tarassaco staccato dallo stelo
steso. Stella non è, si vede, dico. Te ne accorgi
se il riflesso raggiunge la bianchezza dello spettro,
dice: sembra la morte più dolce, lo sbadiglio, ti pare?
Sono rimasto fanciullo, ma è timore di crescere.
Taccio, perché in un sacco di silenzio la paura
è il gatto che non ti aspetti e mi sconvolge
il suono del tempo. Taciamo, per dirla tutta,
ad ansie congiunte. Temo che questa osservazione
non lo soddisfi: la morte più dolce è sapersi vestire
da tempo per non scomparire del tutto.
(Sul braccio più lungo del nuovo porto, lo smeraldo del faro lampeggia davvero convinto che una piccola luce, nel lutto della buonanotte, permetta l’ormeggio dei feretri nell’attenzione dovuta.)
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