(Siamo abituati alla monumentalità dagli occhi. E dall'ascolto. Tocchiamo le macerie per cauterizzare la memoria. Capita, osservando i luoghi più stretti a noi, uno stupore squilibrato dai cambiamenti che ci fanno passare per ruderi.)
Fatta l’estate, resta la stagione un disordine
di scoperte in sole basse ondate. Agita
le mani per scuotere l’afa: nessuna frescura.
Oso dire: somiglia a pranotentativi
che sollevano lo spirito, ma da pesci
all'uscio la riva di Josif che dice. A riva
una vista ricorda l’acqua com’è adesso:
spalancata e misterica oltre il dovuto.
Dice vorrei tentare la notte adulta dell’ottantasei,
nelle piazzole, tra uno strapiombo sul seno
meno pericoloso di un perché farlo e si faceva
in fretta - pure se la chiarezza veniva in seguito.
Del resto, quando una meteora s’infuoca
come la vedi, che domanda ti poni? o è desiderio
espresso? Visualizzi l’aria se c’è un calore
che insinua tremori: il suo corpo era una tela
o un nome dimenticato ma perfetto per la sera.
Passano due giovani fiere con la pelle di stoffa
più attraenti del vento. L’afa sembra affievolire
nel nostro mezzo: è che per certi aspetti
si oscura ogni altro esempio.
(Lui carezza lo spirito, antenato della specie quadrumane. Rafforza l’idea che ogni opera rimane intatta perchè lo sguardo non la cancella, ma niente è più duro del tempo.)
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