(Spesso lui mi interroga sulla vita. Un argomento da prendere come se impugnassi un remo. In coppia è anche peggio. Non fa domande chiare. La fronte aggrottata è una margherita da interrogare. Non odi fruscii, ma senti il turbine da dove arriva.)
L’alba ci converte in stringhe
e mettiamo i mocassini per evitare le strette.
Di norma siamo sanguinolenti, poi acceleriamo
esponendo la vena.
Chiamiamo artista un bambino.
E lo è anche privo di armamentario.
Qualsiasi attrezzo lo inventi.
Questo mi dice che l’universo è opera
di un bambino immenso quanto te, Gil.
Solo un bambino può creare dal nulla.
Ma si può dire solo un bambino?
È un segreto, ma si dovrebbe pronunciare mondo intero.
La voce non deve essere adatta, ma adattarsi.
Si solleva dal diaframma, regolata la pompa del ventre.
Dal profondo viene una contrazione controllata e lenta
come il nuoto della medusa. Modula
una leggera emissione che trema negli alveoli,
vibra a basse frequenze la corda
e scaglia la parola mondo come per sferragliare
lì dov’era bambino e si capisce commozione.
Io ti amo, figlio mio, e se un uomo adora un altro uomo
due volte sanguina dello stesso essere.
(Quando vedo scomparire il mio bambino e devo scavare detrito a detrito ciò che lo ricopre - ogni gesto acquisito perdutamente lo adultera -, quale mondo risponde?)
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