(La mia eco è un lampione che fa chiarezza alla via così, su questa rotta, per cui tutto sembra in onda come affondo. L'epoca è quella tremante fatalità che scatena la superficie infuocata dalla vita, altro perché passa.)
La notte ci ha superati. Quasi doppia
della sua età è la gente su cui si spande.
La rotazione del pianeta in pieno vigore
rende possibile che ci sorpassi la luna
senza alcun freno. È così veloce
che si squarta per scomparire o
rifarsi intera eccetto subito.
Guida con lucidità i tentacoli luminosi.
Le idee come flute vuoti, la torridità
versata in terra. Il fulcro della sete
non so dov’è. Fa leva sulla mente
l’arsura del riso. Le labbra strette
sono al confine del campo muto.
La parola secca da che astro è presa?
La percentuale di sedute legate alle stelle
è pari a 7 su tutte. Ma sono talmente forti
che una sola non nuoce al giorno, anzi
lo segna. Siamo diventati una specie
ricca di schermi e ascolti, rovine rifiuti scorie.
Che altro si conserva? Le pagine
sono traumi rimasti che si stringono
una all’altra come per fare muro
o sotterfugi per rilegare gli scritti
della pinacoteca di led.
(Il miracolo capace di elettrizzarmi è che partendo da me sono arrivato a te un giorno: grazie, chiunque ed ovunque tu sia.)
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