Il corso laurea in buona salute
come afferma il mio cardiologo. Conviene
dio, ma in forma vento. Del luogo anche.
Un toccasana il vento. Ma una lama
è presente. Breve e affilato passa
diventato ormai radente. Una lama
che combina altro alla pelle. In città
si raffreddano vetrine crude.
Tante, sorrette da ombre cupe.
Per questo il corso indossa vetrofanie
scontate che urlano. Non ho due soldi
per dar loro ascolto e le orecchie si barattano
solo a voce. Ho cuore e polmoni
e muscoli polisemici nei piedi
che dovrebbero essere nudi al verde
(devono capire i messaggi del terreno)
ma sono lontani dal clamore dei gesti polemici
- non tirano calci, diventano commenti di strada -
dando l'idea che c'è un efficace parlamento
solo se guardi altri vuoti. Mi sento in debito
con questo secolo, ma passerà in tempo.
Per ora metto in un bicchiere la ricercatezza
delle fontanelle a getto. L'afa estrae liquidi
da ogni dove: scova ed estrae l'acqua
che nemmeno mi accorgevo di avere
a disposizione. Possibile siano tante gocce?
Sopra le ciglia la seccatura che mi coglie.
E forma pozze su pezze di cotone.
Che cogliere dall'ombra se non il solo
ha senso che la forma?
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