La fisicità è urtata dall’ombra. Spinta
dall'ingorgo dei fotoni. A sua volta.
Disegna quel che la mantiene. Con ragione.
Per mettersi in luce serve un congegno brillante.
Questo testo è a grandezza naturale
ma talmente oscuro che puoi vedere figure
solo a corto raggio. Sagome impagliate
dello stesso imbalsamatore.
Ma tu vedi solo la forma, non distingui
simili pagliuzze. Piccola - è piccolissima,
quasi null’altro è più sottile. Sono mattoncini
per costruire a faccia vista. Vengono alla luce
e dicono niente. Sei tu che li ordini a tuo modo
e va bene così.
Devi prendere luce luce luce. Altrove.
Lo devi alla luce. Alla luce di questa cronaca
al buio che ci tocca. Conserva ogni lumetto.
Offrilo per averne ancora. Entra nella luminosa
congestione di segni e libera il pensiero
prima di doverlo.
Diventa eterno per essere longevo: non puoi
se non si muove un esercito dietro te. Guarda
ogni cesare dalle truppe ferme. Guarda
l’accampamento che si radica in una polla
di terra. Sentinella! Guarda la cava ordinata
da chi avrebbe dovuto mettersi in prosa.
Ah la tensione umana per l’immortalità! Nella pietra,
il tempo si getta nei minerali, sedimenta così
il sapore di un gesto quotidiano: sa di quelli.
Finché l'apparato tiene si dice adombra, poi
il ritrovamento tocca l'ipotesi e suturiamo
la conoscenza con un termine, come viene.
In parole, opere e/o missioni.
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