La convinzione è sostenuta. Fissa
le parole come i cani che ascoltano
se c’è da capire. E distinguono le sicure
dagli scoppi. Dalla piega del viso.
La piega fa molto quando il significato
non fa breccia. Il tono è colore. Ossia
il fiore: è un ordine delle piante.
Quando dialogano cambiano aria. I vecchi
sono in circolo, poco sangue ma tanta linfa.
Uno parla al ritmo di quante ne ho passate
quante ne ho viste che ne sai tu di quello che
eccetera. Non necessariamente in successione,
ma sullo stesso trono fatale.
Non c’è futuro temuto che non somigli
dannatamente al passato dimenticato.
Questa convinzione è diffusa. Divaghiamo
per altro. Come passeri sul filo a mezzaria.
Fanno per aggrapparsi a volo, ma le ali
non danno una mano. Le ali pesano un seme
meglio delle carte. Ne sono stato testimone
nei giorni del ramino, spillati al calendario.
Arrivano in questo foglio come ogni sera.
Dicono appiani tutto. Tutto si fonde piano:
un rigo o la notte greve; e passi da lei a cose
in un loop ideale tra candido e quijote.
Questa convinzione è nata su due piedi
e muore con la resa delle scarpe.
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