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Io, Camille

di Teresa Cassani
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Pubblicato il 11/03/2023 16:04:16

IO, CAMILLE

Auguste mi ha sempre amata e non pu dimenticare.
Sa che cosa gli ho ispirato, il vento divino che gli ho soffiato dentro. Purtroppo, per, i sentimenti umani, le passioni, pi sono grandi, pi sono destinati a vanire. E gli uomini, anche se artisti o proprio perch artisti, finiscono col preferire chi o ci che non ingenera in loro troppo sconquasso.
Le corde non continuano a tendersi: si allentano. E lacme di certi momenti, che sembravano eterni, non si ripete.
Adesso il mio attuale purgatorio mi concede limmagine della mia opera e i ricordi.
A La Fre cera la grotta. Dalla grotta uscito il getto che ha animato le mie mani. Ho cominciato a modellare la creta mentre Paul se ne stava sul melo a scrutare lorizzonte. Poi, a Wassy, la collinetta mi chiamava. Io affondavo le mani e la faccia nella terra, nellargilla. Costruivo delle teste. Per mia madre ero unesaltata, una scriteriata ribelle.
Mio padre, invece, credeva in me. Per questo sono andata avanti.
Quando ho conosciuto Auguste, quando Auguste diventato il mio Maestro, non avevo ancora vent anni. Le piccole sculture, che plasmavo, lo avevano colpito subito. Non credeva ai suoi occhi. Gli piaceva la forza che vi coglieva e soprattutto lidea di movimento.
Era destino che diventassi sua musa. E naturalmente, accanto a lui, per la prima volta ho conosciuto lamore, quello con liniziale maiuscola, quello che avevo sempre sognato. Lui era in me e io ero in lui. E il fatto che trovasse in me pi di quanto ci fosse in lui mi dava esaltazione. Si sa che le donne cercano anche il consenso degli uomini: non le rende felici rinunciarvi.
-Ti ho fatto vedere loro- mi disse un giorno- e tu te lo prendi tutto.
Quando discorrevamo la sera, sotto i becchi di luce, e cera anche Claude, i discorsi correvano allunisono. Era come se le nostre menti si fondessero in un tuttuno. I nostri pensieri erano sincronici. Se io, per esempio, mi alzavo pensando a Rimbaud, Auguste quella sera citava Une Saison en Enfer senza che io gli avessi accennato alla suggestione del mattino. Oppure ci trovavamo a descrivere le linee morbide di Apollo e Dafne, Perseo e Medusa nello stesso istante. Claude ascoltava, traeva spunto per una sofisticata sequenza di note.
Certi momenti non possono ritornare. Certi deliri sono uno stato di grazia concesso dal cielo e purtroppo durano lespace dun matin.
On dit que le lit cest le paradis. Per me il paradiso era danzare con Auguste. O sognare di danzare. O immaginare di danzare. Era librarmi in aria, liberare il mio spirito anche per quelle note che Claude mi aveva messo dentro.
Claude teneva sul pianoforte una copia della mia Valse. Credo volesse far ingelosire Auguste. Ma io ho amato e amo solo Auguste. Il mio Maestro.
Adesso, qua in questo luogo misero, dove la mia litigiosa famiglia, venuto a mancare mio padre, ha deciso di internarmi, La valse la prima immagine che vedo la mattina al risveglio e lultima che, alla sera, prima di addormentarmi, mi compare davanti.
Continua ad essere per me il simbolo palpitante della vita a cui mi aggrappo..





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