Il contegno è necessario. Ma non è una posa
l’aplomb del bosco quando si celebra il ritorno
del sonno. Il bosco calmo è messo a nudo
per il più antico rito di abbassare la febbre
di stagione. Il bosco, che se ne sta andando
a dormire, finge di preparare la sveglia.
A me piace rintanare a novembre. Nel legno
come sottoterra dormire è un poco morire.
Sì, la durata non coincide, ma rende l'idea.
Fateci caso: Lazzaro è l’unico ad alzare un dito.
Quanti Lazzaro conosci? Nessuno, ma tanti sono
nei racconti e ne escono vivi. Questo suggerisce
in realtà di aggomitolarsi con la mente
in un libro. La mente è un polpo, un ragno,
una televisione. È sveglia e pone domande
di rinvenimento al sangue che la mantiene.
Gli aculei sono una copertura. La nostra naturale
finzione. Rannicchiati rispondiamo male,
come quando aggrottati manca la luce, ma distesi
non ce la caviamo meglio. Lo sa bene la volpe
che ci orina addosso; non offende, chiede
di abbassare le difese. Quante Nazioni
si voltano e non si rivoltano? Quante tane
sono invase dai cingoli? Quanti colpi bussano?
Penso sia il sonno a scioglierci per intero:
il gelo della veglia al fuoco ci intona al tronco.
Gli inverni che verranno si accorciano indosso.
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