Camminare allunga la portata dell’orologio
mentre il polso della prima ora non è più.
Guardarsi intorno è terribile perchè non sei compreso.
È vero, però, che gli occhi vanno a fuoco lenti,
lenti spesse e volentieri. Ovunque li poggi
restano a fissarsi ma ritornano lucidi.
Domani appare come dovuto torna sole.
Da un lato spiaggia che scivola
nella clessidra fino a farsi fottuta;
dall’altro, strada che fila via subito.
Ma è bello il chiasso dei motori furiosi,
anche se è l'ingranaggio che consuma il mondo.
Intanto i miei passi cadono come uccelli
che a mezzo volo se la fanno a piedi.
Piombano sulla terra per niente rotta.
Così, trovando ancora tempo nel cammino,
entro nei tuoi occhi per cercare una poesia.
Non la cerco in me, perché non c’è. C’è
una lanterna analfabeta che impara la luce
come tu me la lasci vedere: da barlumi.
Prendo parte dei tuoi rifiuti. Questo
il cammino fatto, forse la giusta cura.
E che tu ci creda o meno, sono un bruco
nei solchi del tuo campo visivo.
Dove ognuno si pianta, senza dubbio,
nel verso che ha già pagato sull’unghia.
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