Il polpo trovò la sua polpa consistente
e potè mettere al mondo i polpastrelli.
Alzandosi da terra, l’aria - meno nota
dell’onda - gelava gli strumenti a fiato.
Fu l’astro d’oriente a fare il nembo
in mille pezzi sulle nascite incessanti
che vestivano verde l’argilla e la silice,
mentre per loro si dovette aspettare
un collo intero un polso un dito un voto
perfino la borsa di madreperla.
L’acqua si intestò ogni maternità
occorresse per rendere utili le fontanelle,
mentre l’oceano era percorso da brividi
dovuti ai continenti che andavano facendosi
paesi. Ondate di gelosia sulle traversate
accordarono i meravigliosi generi nascenti
alle nuore miracolose lasciate a terra.
Si separavano le famiglie meno dei viaggi
o del piacere in quel senso.
In seguito fu dimostrato che sulla roccia
si poteva edificare la residenza
di un tale ministero
e, come un ben servito, vi scrissero
le leggi più pesanti dell’universo
capaci di dare un tetto anche alle stelle.
Cominciava così la favola che ha dettato
la vena, prima che le penne scoprissero
che da sole non farebbero il volo.
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