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Mea Culpa

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 18/10/2011 08:29:13


MEA CULPA

LIBERT! Libert! Oggi pi che mai, alla luce dei recenti fatti che stanno avvenendo un po dovunque nel mondo, sentir scandire la parola libert! assume pi che un senso. Si sottrae al forzato letargo in cui era assopita e torna a essere protagonista di quellimpegno sociale e civile che avevamo preso tanto tempo fa a vessillo, in difesa di un diritto che mai pi nessuno avrebbe potuto toglierci. Eppure eccoci qua, di nuovo alle prese con larroganza che ci vuole muti davanti alle orge sfrontate del potere, delle guerre che si combattono nelle strade, nelle piazze delle grandi metropoli in difesa del diritto di libert di parola, di espressione, di essere informati, di conoscenza, di chiarezza, di giustizia
Libert! Giustizia! Libert! bastato poco, una parola scandita dalla foga di un attimo, ed ecco che la parola diventata seme di unumanit che di nuovo cresce, si fa moltitudine, riempie le strade, le piazze delle citt, portatrice di un messaggio, di un slogan assopito, viscerale che risale sulle labbra, cantato, gridato, finch il cantare avr un senso, una ragione, affinch diventi insegnamento, vessillo dei molti, pretesto, arma e pena. La sua eco rimbalza dovunque, sulle pagine dei quotidiani, nei telegiornali di tutte le trasmittenti, sul Web, sui Blog, You Tube, Facebook, Twitter, ovunque c un popolo che lotta per riscattare la propria dignit offesa
La parola ancora e sempre la stessa: LIBERTA, scandita sugli striscioni, urlata nei megafoni, graffiata sui muri, una parola uguale in tutte le epoche e in tutti i continenti, che come un fiore abbiamo visto sbocciare sulla bocca di tanti poeti di strada che alacremente difendono la propria ragione di vita, contro una condanna che li vuole inermi davanti allo scempio che si fa dei loro diritti primari, del libero pensiero e della parola. NO!, non do ragione a quanti mettono a ferro e fuoco le citt, a repentaglio la vita degli altri, anche se di ragione ne hanno da vendere, perch comunque colpa di questa societ che non ha saputo forgiare, con linsegnamento, con la salvaguardia, e aggiungo con lamore e il rispetto per ci che rappresenta la dignit umana, questultime generazioni che si sono susseguite
Ad esse chiedo personalmente scusa, per ci che forse anchio non ho fatto, o non sono stato capace di fare, col lasciarmi prendere da uno stato emotivo che non mi ha permesso di guardare avanti, al disastro ecologico che si stava compiendo, al proliferare di genocidi fatti in nome della democrazia, alle pulizie etniche, alla riduzione in schiavit di tante popolazioni, alla deportazione dei migranti. E chiedo scusa a questi giovani che in questi giorni dimostrano per le strade e le piazze mettendo a repentaglio la propria incolumit, il proprio futuro di vita per sostenere il proprio diritto di esistere contro chi vuole mettere un bavaglio al corso della storia. La storia sono loro! Loro il grido di LIBERTA di cui oggi dobbiamo addossarci la responsabilit di averli messi al mondo Di quale mondo? Questo mondo che sta per scoppiare? Quali valori lasciamo loro in eredit? Questa societ, questa democrazia? Che altro, le leggi, o forse qualche sporadico caso di giustizia? Vogliamo parlare della cultura, delle arti? Oppure della scuola che non funziona, o del lavoro che non c? Non restano che i sentimenti, si ma quali? Se gi prima che nascessero abbiamo finito per cancellare dal nostro vocabolario parole come affetto, emozione, passione? Abbiamo davvero creduto che tutto ci sarebbe stato utile a formare una umanit protagonista della propria esistenza? Vi siete mai chiesti cosaltro possibile ancora negare loro, quando hanno bisogno di tutto, di comprensione, di solidariet, di poter studiare, di trovare un lavoro, di farsi una famiglia, di trovare una casa, di trovare un compagno/a, di trovare un affetto come forse lavete/abbiamo avuto tutti voi/noi?
NO! Non ce lo siamo mai chiesto, e tantomeno labbiamo chiesto a loro. Per lo pretendiamo. Cio pretendiamo che essi rispettino tutte quelle cose che gli sono state negate. Noi pretendiamo da loro ci che non siamo stati in grado di dargli? Mi sorge pi di un dubbio che qualcosa non deve aver funzionato, e adesso che loro si appropriano della loro LIBERTA, che ripeto gli spetta di diritto, subentriamo a negargli quel libero arbitrio che essi hanno di decidere per se stessi, per ci che vogliono fare della loro vita, del loro esistere, del loro fare, del loro accoppiarsi con chi e come gli pare, di plasmare questo mondo come vorrebbero che fosse, finanche di decidere perch e quando dover morire. tempo di restituire loro ci che loro, con tutto lamore con cui li abbiamo messi al mondo, perch non si pu dare un limite allamore, n lamore pu essere un limite alla libert di chi amiamo, n degli altri che non amiamo, seppure nel reciproco rispetto che gli dobbiamo.

NB: Semmai avessi dimenticato qualcosa faccio abiura, che non certo per trascuratezza o incapacit ho trascurato di fare ci che faccio, che altro non mi dato.




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