Scavo detriti perché ogni storia è un alveo
che tracima fonti senza tregua - quel che raccogli
dal calendario è il residuo delle date - e scopro
che ogni gesto di passaggio perdutamente adultera.
Così l’uva matura zuccheri fino a seccarsene.
Una farfalla frequenta il glicine per sporcarsi.
L’amore sta a lungo nel corpo per includerne un altro.
È un oceano il pavimento quando sollecita il piede.
Lo inquadra e scatta cento orme in sequenza
ma nessuna fretta porta ad affondare: emerge
una sinuosità adattativa che ci tiene a galla.
Questa similitudine è migliore delle pinne
se navighi in cattive acque.
Ma non giustifica la congettura che un altro secolo
è passato di qui ed io con lui padre di questa traccia.
Darsi da fare altro è una sollecitudine che muove solo aria.
Come scriverlo senza dilaniare le carte?
Non sono capace di amare i solitari,
eppure metto mano alle labbra.
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