Il giorno mastico, stanco e braccato,
da un’empatïa che non conosce fine,
tra fragilità, il cuor è segnato,
da voci cupe, taglienti e assassine.
Intrido l’alma di pianto nascosto,
qual cera lenta sul volto dolente,
rompo il divieto, già ormai disposto,
affronto il vero, severo e presente.
Accogli il grido che ora sale ardente,
perdona il bene che lacera il fondo,
difendi ciò che resta, di innocente,
da questa solitudine del mondo.
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