Vanità, colpa antica che seduce,
s’insinua sempre al centro del sentire,
finge splendore, consuma e riduce,
luce mendace che vieta il capire.
Corpo levigato, inganno dorato,
come cavallo offerto al vincitore,
lega lo sguardo, giammai interrogato,
di chi rinuncia al peso del valore.
Gioco apparente, prigione futile,
nutre promesse d’un consenso amaro,
non accusa il cuor, lo rende labile,
vivendo chiuso in un riflesso avaro.
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