Il titolo di questa silloge di Nicola Romano, che riporta la prefazione di Paolo Ruffilli, allude alla gobba lunare rivolta ad oriente, quando il bianco astro sia avvia alla sua oscurit temporanea che la sottrarr alla vista degli uomini. Ovviamente, ci troviamo davanti ad una metafora, il cui senso riporta alla fase declinante della vita. Oltre ad una sequenza di versi molto significativi, dalla loro lettura si evidenzia il timbro complessivo, ovvero la nota di testa, come si dice nellarte difficile e raffinata della distillazione dei profumi; quella stessa nota che Romano fa uscire attraverso la propria voce e con latteggiamento stesso del corpo, altro linguaggio sul linguaggio. La Dickinson trascorse gli ultimi anni della sua vita relegata in una stanza, ma in fondo, quello che sentono i due poeti lo stesso: il mondo ad essere una prigione ad essere stretto tra i ceppi alle inferriate ed proprio la stanza di Emily, cos come per Nicola langolo di stanza/ dove matura anima e pensiero. Questa , per restare nel gergo dei profumieri, la nota di cuore: lesaltazione della libert interiore assicurata dallesercizio della poesia, che rappresenta anche, come ogni altra espressione artistica, un viaggio allinterno di s, un audace cammino di conoscenza. Il tempo, quello del mondo esterno ingrato e vuoto; e noi lettori siamo chiamati a domandarci perch il poeta lo recepisca in questo modo; la lettura dei testi confermano, in verit, una scontentezza di tipo comunicativo, un tedio infinito delle parole quotidiane perdute. ancora una volta il senso di soffocamento a prevalere, rappresentato, s, dalle cose, ma che sta fuori delle cose stesse, perch uno stato danimo ricorrente, alimentato, fra laltro, dagli eventi mondiali, dalle catastrofi, dal degrado morale, dallo stesso ambiente urbano disgregato, caotico, senza consapevolezza storica.
Ecco, allora, farsi strada, lultima delle tre note; quella di fondo, la pi persistente, che sale poco a poco fino a rivelare lorigine del travaglio; e questa la nota di morte. Il libro ne trabocca (gi dal titolo) e in alcuni testi essa preferisce manifestarsi attraverso una serie di correlativi oggettivi o attraverso un certo colore lessicale, ma c un testo in cui raggiunge un picco desolato e unangoscia senza rimedio, ed quello che sintitola lapidariamente Ai Rotoli, che uno dei cimiteri pi noti ed affollati di Palermo. Viene immediatamente alla memoria la famosa antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, poich anche in questo caso si passano in rassegna, attraverso le iscrizioni sulle lapidi, le biografie di molti deceduti. Ma si tratta di una somiglianza apparente e superficiale, perch, a parte la brevit degli accenni biografici, questi ultimi non son raccontati dal morto, come accade nel testo dellautore americano, ma tratti fuori dalla retorica della commemorazione dei vivi che si affidano per lo pi a frasi fatte, spesso bugiarde che danno una dimensione di spessore minore a queste vite gi andate e in qualche modo banalmente comunicate ai visitatori. Per tutte queste cose Nicola Romano scrive, lui che vede le proprie iniziali dentro lINRI della croce cui sta appeso il Cristo: per trovare il suo vero luogo, il suo vero tempo, la vera armonia del canto, poich la sua poesia ha la grazia del canto. Egli cura con pazienza la musica dei versi, li rende armoniosi attraverso una fatica cos amorevole che non ci si accorge nemmeno che abbiamo di fronte testi spesso confezionati secondo il ritmo degli endecasillabi, a testimonianza di una misura conquistata e di una volont di rimanere dentro la pi feconda novit che sa essere sempre la tradizione.