Voglio solo parlare
semplicemente: chiedo questa grazia.
Giorgos Seferis
Per bontà orografica qui il clima prende ordini
dal maestrale fino alle 17. A quell’ora
il golfo schiuma il suo plissée. Se vuoi
avere un oceano, slaccia la cinta dei monti,
affonda un'isola, scosta il braccio del vecchio
continente, e lascia calare sullo sfondo
i rossi su dozzine di dettagli. Case diventano
occhi per occhi di gatto. Ma alle 20
resta la luce sopravvissuta, teneramente
sparsa da ritrovi particolari. Dentro di me
lo spirito rimasto fagocizza lo spirito
passato per quel meccanismo atavico
che copre i lasciti con l’oscuro. Tuttavia
generoso perché insieme scompare
il tempo perso. Il traffico è sporadico
e si può fermare piú a lungo l'attimo.
Si contiene senza fatica ai semafori
che contano i secondi secondo la loro tabella
e ne danno consapevolezza ai non vedenti
con un esile bip di fretta. Chi può vedere la luce
è abilitato all’ascolto di coloro che sono nel buio.
Ci sono venti che non durano a lungo
ma più del metallo che fiorisce ruggine
sulle maglie del recinto di una ex fabbrica
marzotto. Ehi! Un gatto abita quel cortile,
si struscia, solleva la coda e mostra il culo
che culo non è ma papavero cupo. Sbeffeggia?
Gli parlo nonostante il rumore di fondo:
insegna come essere con una lingua sola
isola a turno.
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