Pubblicato il 19/06/2012 11:54:53
Obbedienza e libert, saggio di Vito Mancuso Campo Dei Fiori Fazi Editore 2012
Vito Mancuso fra coscienza e libero arbitrio.
Siamo disponibili a rimetterci in gioco, cio a ri-pensare il pensato e a discuterne con chi senzaltro ne sa pi di noi in fatto di religiosit e ancor pi di cattolicesimo. Tuttavia sempre arduo affrontare il dibattito sul piano critico partendo da prese di posizione ineluttabili, quandanche discutibili, come ad esempio, partendo dalla logica del potere esercitato dalla Chiesa cristiano-cattolica su gran parte dellopinione pubblica che, altres, difende i propri sentimenti di laicit, pur riscattando una fede cristiana che si perde nei meandri dei giochi politici ed sempre tardiva di fronte alla istanza di globalizzazione duna societ civile in continuo sviluppo. Ritardo questo, che il saggio Obbedienza e libert di Vito Mancuso, denuncia in molte sue pagine ma che, tuttavia, egli rivolge anche alla parte laica per quel suo non sentire o non (voler) vedere quanto la propria fede faccia acqua da tutte le parti: causa principale della malattia che laffligge egli scrive che si spostata da un potere cieco = la tradizione, ad un altro potere accecato = la politica. Per poi ammettere che districarsi in questo labirinto di dogmi, ipocrisie, precetti, tatticismi , per un verso o per laltro, un fare politica da cui la societ non si mai completamente liberata e, sono convinto poich la storia lo insegna, non si potr mai liberare perch altrimenti va incontro allanarchia, al caos, alle prese di posizione dittatoriali, alla perdita della propria libert di espressione, e di incorrere in ci che il potere definisce eresia. E aggiunge: Eresia e verit sono contrarie e incompatibili solo per il potere, ma non lo sono in alcun modo per la ricerca del vero, del bene, del giusto, tuttavia questo Mancuso non lo spiega se non dando per scontato che esiste una verit, un bene e un giusto prestabiliti di cui dobbiamo farci carico e, di conseguenza, operare a questi fini. Quanto di pi errato se consideriamo che la societ odierna non ne riconosce lautenticit dei valori ma solo i loro controvalori, per cui siamo veri, giusti e operiamo a fin di bene solo quando facciamo il gioco del potere ufficiale, solo quando ci sottomettiamo a quella obbedienza che egli riporta nel titolo e che, per quanto si vuole forzarla, non rientra in alcun modo nel concetto di libert che si vuole affermare. Non quella la libert cui le giovani generazioni si rivolgono o alla quale anelano, non quello il pane della devozione francescana cui rivolgere la propria spiritualit e che i teologi e i filosofi si sforzano a voler far accettare. Lo dicono gli striscioni, basta leggerli, ascoltare le voci che si levano dalle manifestazioni di piazza, dai centri sociali, nelle riunioni scolastiche, tra i giovani nelle universit; contrariamente a quelle mistificatorie organizzate dalle fazioni politiche laiche e religiose che, pur non ammettendolo, silenziosamente (non poi tanto) danno seguito a una guerra fredda che non mai terminata e che, anzi, portano avanti a colpi di scure dalluna allaltra parte. In questo libro Vito Mancuso, devo ammettere, non risparmia nulla a nessuno e lancia i suoi anatemi critici a pro e contro ciascuna delle fazioni guelfe e ghibelline entrando spesso di contropiede spingendo in avanti le sue idee con coraggio e vigore, oltre allimpegno di rigore e onest nella ricerca dei testi e delle citazioni, che quasi viene da porsi una domanda: ma lui, da che parte sta? Tuttavia chiedendocelo, commetteremmo un errore grave, poich la ricerca in questo caso ha un suo fine diverso da quello che anche noi, condizionati dal dover sempre fare una scelta di campo, alla fine commetteremmo, e che non a caso qui concentrata in quella che la domanda intrinseca nel titolo che a parer mio manca dellinterrogativo: obbedienza o libert? Significativo il sottotitolo: Critica e rinnovamento della coscienza cristiana l dove coscienza sta per libert, sebbene operare in coscienza o secondo coscienza non sia la stessa identica cosa, a discapito della libert di scelta, di quel libero arbitrio che possiamo e dobbiamo rivendicare a ogni costo. Una contraddizione in termini che si scontra con unaltra affermazione pure contenuta nel testo in cui detto: Questa stessa attenzione alla logica dinamica e contraddittoria della vita pone in dialettica quanto finora da me affermato a proposito del potere, portando a considerare che lordine, la disciplina e il potere sono valori importanti, dimensioni essenziali per ledificazione di una societ, e prima ancora di unesistenza umana. Il loro contrario (il disordine, lindisciplina, lanarchia) sono rappresentazioni del caos contro cui continuamente occorre lottare per far emergere il volto buono della realt, quella dimensione dellessere amica della vita e che promuove la vita. La spiegazione che ne segue la conferma di questa contraddizione palese ma, al di l dallessere pi critici del critico, per amore della verit che qui si vuole costantemente affermare, va detto che tutto accettabile quando sia la societ laica, sia la Chiesa, assumano un atteggiamento consono, e non mi si dica che lordine, la disciplina e il potere, cos come sono amministrati da entrambe le parti, possano insegnare qualcosa in fatto di morale e di etica a qualcuno. Finch le riflessioni rimangono nel vago generalizzato sono indubbiamente accettabili, non quando si pretende di spostarle sul piano dell attuabilit oggettiva perch in quel caso andrebbe reimpostato e sovvertito il disegno sociale fin dalle sue fondamenta. Non facciamoci ingannare dalle apparenze, non tutto in questo ottimo lavoro di ricerca incoerenza o in contraddizione, bens molti dei passaggi teologici e filosofici contenuti offrono spunti per riflessioni costruttive che vanno ben oltre la superficialit del pensiero cui siamo abituati a riconoscerci. La profondit di pensiero nel risalire allorigine della spiritualit umana a volte lascia sgomenti, la dinamicit delle congiunzioni penetra in labirinti sconosciuti per risalire fino al principio dellessere, a quel fine ultimo delle nostre energie che apre a una visione della vita che meglio di ogni altra in grado di rendere al contempo linsegnamento della scienza contemporanea e il vivo senso del Dio cristiano, che amore, quindi impegno, passione, capacit di sacrificio e di lavoro, dramma. questo uno dei punti forti di questo saggio che Vito Mancuso ha messo insieme, nello sguardo dinsieme di unesistenza che vuole e che deve essere spesa nella certezza della sua dinamicit, non nella perplessit della contraddizione, sebbene si colori talvolta di un pessimismo drammatico ma che, per chi possiede lo sguardo dinsieme delle cose e mette in gioco se stesso pur nel rispetto della logica in cui si muove la vita, deve saper tramutare in ottimismo costruttivo. Scrive ancora Mancuso: la vita infatti a procedere per affermazioni e per negazioni, delle quali le principali sono la vita e la morte, alla mente spetta solo riconoscerlo. Ben venga allora la citazione di Teilhard de Chardin che in una lettera alla cugina scrive: Adotta come principio questa massima, e non stancarti di ripeterla in giro: uno dei segni pi certi della verit della religione, di per s e in unanima in particolare, si ha osservando fino a che punto essa spinge allazione, ossia in che misura essa riesce a far scaturire, dalle sorgenti profonde che sono in ciascuno di noi, una massimo di energia e sforzo. Lazione e la santificazione vanno di pari passo e si sostengono a vicenda. (..) Ti raccomando questo: sii fondamentalmente felice...fai fiorire e conserva sempre sul tuo volto il sorriso. Ma non tutto, molte altre tematiche vengono qui affrontate e alle quali lautore risponde, e che vanno dai limiti della dottrina cattolica, allinsegnamento della catechesi, alla spiritualit dellanima, al primato della coscienza, della morale; dalla sinderesi, allordine cosmico della spiritualit, al caso Englaro, allo Ior, allorigine esistenziale del concetto di laicit, alla costruzione del giudizio morale, fino ad arrivare alla contrapposizione tra diritto e politica e cio di quei principi non negoziabili di cui pure parla Benebetto XVI e che, pi di altri, vanno riferiti al concetto di libero arbitrio che riporta alla dimensione onirica della spiritualit come finalit dellesistenza umana. In questo la Congregazione per la Dottrina della Fede, non ha avuto il minimo timore a esprimere con chiarezza cristallina il primato della coscienza, senza per questo temere laccusa di relativismo etico: Soltanto la coscienza del soggetto, il giudizio della sua ragione pratica, pu formulare la norma immediata dellazione. La legge morale non pu essere presentata come linsieme di regole che si impongono a priori al soggetto morale, ma fonte di ispirazione oggettiva per il suo processo, eminentemente personale, di presa di decisione. Occorre per precisare scrive ancora Mancuso che la coscienza non fine a se stessa. Non lo , perch prima ancora la libert, di cui la coscienza strumento, non fine a se stessa. Sostenere il primato della coscienza non conduce quindi necessariamente a fare di se stesi e dei propri desideri il criterio dellagire, cos come sostenere il libero arbitrio non conduce necessariamente allarbitrio. Daccordo o no con lautore, in questa luce che Mancuso da acceso: Luomo deve inserirsi in modo creativo e insieme armonioso in un ordine cosmico o metafisico che lo supera e che d senso alla sua vita. Infatti tale ordine impregnato di una sapienza immanente. portatore di un messaggio morale che gli uomini sono in grado di decifrare. Questo il messaggio ultimo di questo saggio che risponde, o almeno tenta di farlo con esperienza e sollecitudine, alle nostre infinite domande sulla spiritualit cristiana e mi piace qui riportare quanto riportato sullultima di copertina in cui Vito Mancuso spiega il suo perch di questa ricerca teologica e sapienziale: In questo mondo che passa, e passando consuma ogni cosa; in questo mondo che ora fa gioiere per il semplice fatto di esserci, ora gemere di rabbia e di dolore come schiavi alla catena; in questo mondo teatro dellessere e del nulla, libera scelta e cieco destino, allegria della mente e disperazione dellanima; in questo mondo di fantasmi e di poesia, io non conosco nulla di pi grande del bene.
Vito Mancuso, teologo, docente, editorialista per la Repubblica autore inoltre di libri di grande successo quali Io e Dio, Lanima e il suo destino e La vita autentica definito dalla critica un testo lucido e provocatorio.
« indietro |
stampa |
invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi |
Commenta » |
commenta con il testo a fronte »
I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Giorgio Mancinelli, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.
|