E che io possa vivere a lungo per ammirare
quanto bene le tue poesie accendono il fuoco.
Dylan Thomas
Passiamoci sopra. O l’una o l’altro.
Bacche sul mare, finché possibile
fuorviare il rancore dalla pupilla.
Trabocca e ciglia dove rugano
i giorni con lingue sostanziali,
somigliandoci sempre più
all’aspetto che dovremmo ricordare.
Mi credi? Le pagine non bastano a spiegarmi.
Non ci sono parole o sono Temistocle nella gola
e prendono posizione con oltre molte lettere
di cordoglio.
Chi le ha battute tutte? In una volta la timidezza
fa da chiave. Prendi i me, prendi tutti i me.
Sono cose cui dare fiducia in te.
E riceverne.
Grazie per la confidenza, ma torniamo a lei.
Siamo, diciamoci la verità, come uccelli
che mutano le penne e le abbandonano
per altre sfere. La poesia è difficile. Tocco
il tasto solitudine con il dito salvavita:
l’indice del motore di ricerca. Uguale per tutti.
Di solito, le bocche nell’aria si concedono ossigeno,
la mia asciuga i panni sporchi che si levano in famiglia.
Dal terrazzo vedo la terra che si consuma
mentre Nina mestola l’aria col panno unto.
Mestola non è vocabolariato, e nemmeno
vocabolariato lo è. S'inventa l'inesistente mia sorella,
celebre imprecazione del luogo. Il prezzo
degli affetti è volgare. Questa rissa mortifica
i cortili: discorso vecchio: sono gli stessi luoghi
in cui si sollevava/solleva l’avambraccio
di Cesare, opponendo la stola allo strazio
della lama con vento? Così gli imperi si disfano,
andando a ritroso, dopo qualche generazione
di sventurati. La cattiva notizia è che attraversiamo
la ferita del male con un fraseggio incapace.
Passiamoci sopra: la lingua audace
porta mano a mano le cose alla bocca.
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