Pubblicato il 04/09/2025 17:34:34
CLEMENTES SUMUS
Roma, 12 Aprile 65 d.C.
Li ha visti arrivare da lontano attraverso i campi. Lui era negli orti. Gli hanno fatto impressione per come avanzavano: captava la loro foga e una rabbia oscura. Il centurione lha raggiunto, ha estratto dalla cintola il dispaccio e glielo ha porto. Lucio lo ha afferrato con calma: ha spezzato delicatamente il sigillo imperiale e ha srotolato la pergamena con gesti moderati. Paolina uscita proprio in quel momento dal vestibolo reggendo un lembo della stola perch non si sporcasse: aveva appena smesso di cadere un po di pioggia, leggera ma sufficiente per rendere il terreno fangoso. Lucio ha volto lo sguardo verso di lei percependo la tensione che portava. Lei voleva capire dai suoi occhi. Si avvicinata e gli ha stretto lavambraccio cercando rassicurazione. Lucio non rimasto inespressivo come avrebbe voluto. Il centurione, accanto ai tre milites, ha atteso in silenzio la risposta in un cenno, sprigionando un senso di rincrescimento vagamente accusatorio. Lui gli ha detto che obbediva mentre non lo abbandonava limpressione percepita allo strappo del sigillo quando, paradossalmente, ha sentito s stesso artefice della cessazione di un rapporto. Nonostante il controllo delle emozioni e dei sentimenti, esercitato negli anni, Lucio ha avvertito forte lamarezza delle fini: non solo della vita, che pure ama e che non vorrebbe interrompere, ma la fine del legame con limperatore che credeva saldo. Paolina, irruente, gli ha strappato dalle mani la pergamena. Ha guardato le labbra carnose di Lucio, la parte del suo corpo che le ha sempre infuso pi sicurezza, e le ha viste livide e tremule. Allora, ha gridato. Ha girato le spalle di scatto e ha raggiunto il vestibolo. Lancella, che lha seguita, poco dopo ha lanciato un urlo dagli interni . Lucio rientrato nella villa ed ha visto la moglie accasciata sul pavimento dellatrium con il pugnale in mano mentre il sangue sgorgava dai polsi. -Cur? Cur?- ha domandato, conoscendo gi la risposta. -Illa pro te vult mori- ha detto lancella accorrendo con i lini. Il centurione ha fatto ingresso nella domus e, venendo a conoscenza della situazione, ha detto che limperatore ne sarebbe rimasto contrariato. Lucio impallidito e si buttato in ginocchio accanto a Paolina, sussurrandole qualcosa allorecchio, mentre lancella cercava di fermare il flusso del sangue. Ha considerato che la moglie lo ha sempre amato e apprezzato tanto, al punto da volere morire anche lei, mentre il princeps, al quale ha cercato, in tutti questi anni, di offrire un orientamento esistenziale saggio, adesso gli ordina di stroncare la sua vita. Eppure il De Clementia sembrava aver prodotto i suoi effetti su quel ragazzone che scuoteva spesso i riccioli castani come un vezzoso putto. -Clementes sumus! Clementes sumus !- diceva sorridendo quando uscivano in carrozza. E il filosofo eletto, amico dellimperatore, constatava che limperatore in alcune controversie applicava la giustizia. Ma poi, le cose avevano preso unaltra piega. Purtroppo, il potere assoluto, se cade in cattive mani, produce efferatezze. E come poteva lo stoico sostenere ogni capriccio del princeps matricida? S, era al corrente della congiura, ma non laveva assecondata. Aveva solo cercato di prendere le distanze esprimendo il desiderio di una vita pi appartata fuori dalle mura della citt, causa gli studi e la salute malferma. Lucio, adesso, sa come procedere: utilizzer lo stesso pugnale di Paolina per tagliarsi le vene, affinch il sangue della moglie si unisca al suo nel momento estremo. Si affacciato allimpluvium e ha visto, specchiata nel velo dacqua, la figura del suo maestro pi caro: Attalo. Quello che gli ha insegnato il disprezzo per i vizi. Quello che gli ha fatto sentire, pi dogni altro, il piacere della virt. La virt che egli, invece, non riuscito a trasmettere all incoronato, irriducibile discepolo. Lucio inquieto. Gli manca la forza e la serenit di Socrate: incapace di infondere coraggio agli altri e si far assistere da un servo nellistante del trapasso. Sa che deve affrontare da solo la pesante ineluttabilit del Fato.. Si chiede se la stessa sorte toccher anche a Petronio. Non ha coltivato legame con lui, essendo dedito ai piaceri e al lusso, ma sa che il capo dei pretoriani lo odia credendolo il preferito dellimperatore. Oh, tempora, oh mores! Ah, il caro Cicerone! Meglio sarebbe tornare alla Repubblica. La corte un luogo di intrighi dove serpeggiano linvidia e la corruzione. Anche i servi, che si credevano fedeli, sono delatori e cos alcune ancelle. Ecco, Paolina stata medicata, ricoperta di garze. Lui, se non riuscir a dissanguarsi, ricorrer al veleno e poiad altro, chiss. Adesso lo accompagna un pensiero: la morte sa essere anche dolce e la vita sempre lunga abbastanza quando la si vissuta bene.
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