La tempesta scatena la sua rabbia naturale.
Entra da una finestra a rombo spalancata,
da un punto cardinale tanto ampio
che avverti tracimare il vetro
nonostante la sua lucidità. Tempesta
che aggroviglia le emozioni al coperto,
convoglia i toni e li staziona in noi. E,
se ci fai caso, rimanerne fuori è tenersi dentro
l’insegnamento più efficace della furia
diffuso dai banchi del cielo.
Se cadessero quelle gocce nere
dai larghi calamai che chiamare nuvole
fa specie, maturerebbe la meraviglia
per come tracciano le verticali
che in seguito scopri fiumi e oceani.
La sciarada del vento sembra far ricorso
alle sillabe d’acqua per una soluzione
che faccia luce.
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