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Rispetto una questione metodologica per l’equilibrio sociale

Argomento: Sociologia

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 21/11/2016 15:35:06

Il Rispetto:
Una questione metodologica basata sul riconoscimento delluguaglianza, sul consenso individuale alla reciproca fiducia e allequilibrio sociale.

Nel dibattito su quelli che definiamo valori morali e se questi sono relativi o assoluti (?), la risposta di gran lunga pi motivata che sono relativi: Se molti sono i modi ragionevoli in cui gli esseri umani possono organizzare la loro vita scrive Maurizio Ferraris (1) resta che ce ne sono alcuni che sono sicuramente inaccettabili. Ma se altrettanto scontato che il relativismo presenta dei limiti, la cui soglia oggi stata abbondantemente superata, altres realistico che persi nei meandri dellattuale complessit sociale, multietnica e multiculturale, ci si pongano alcuni interrogativi fondamentali. Uno dei quali riguarda il senso del proprio agire nellambito della proprie scelte, che non pu pi essere solo individuale ma riguarda la societ nella sua percezione globale o comunque comunitaria, che va esaminata nel suo insieme.
Unanalisi approfondita diviene pertanto necessaria se, come in questo breve saggio, si vogliono individuare gli strumenti di una possibile ricognizione del rispetto in seno alletica morale e lintrinseca criticit di merito che laccompagna. Acci, e nel migliore dei casi, necessario tornare al passato e rileggere il crtesiano Discorso del metodo (Ren Descartes 1596-1650) (2), lo strumento per eccellenza che pi ci aiuta a comprendere i termini e i limiti, pur nella logica della scoperta scientifica, vuoi filosofica che sociologica, del pensiero libero concettuale, ancora oggi considerato un caposaldo della liberalit civile. Un testo tra i ..pi rivoluzionari su cui meditare, in quanto il suo autore aveva perfettamente compreso che le vere rivoluzioni cominciano nel proprio intimo e non nel cambiamento delle cose, ma nella riforma di se stessi scrive Giovanni Reale nella Prefazione al testo. (3).
Una questione di metodo dunque, la cui applicazione restituisce al rispetto una sua posizione prioritaria allinterno delle virt etico-morali, qui individuata in tre passaggi essenziali che ben definiscono la relativa prova scientifica: Metodo del riconoscimento delluguaglianza, Metodo del rispetto civile, Metodo del consenso basato sulla fiducia e la temperanza.

1) Metodo del riconoscimento delluguaglianza

Volendo significare linsieme delle varianti insite in una probabile anatomia del rispetto qui presa a soggetto, obbligo avvalersi di discipline diverse (antropologia, sociologia, psicologia, etica e filosofia) che, in qualche modo ed entro i limiti consentiti, permettono di individuare quegli elementi sostanziali alla metodologia della ricerca, da osservare nellottica della volont pi volte espressa dalla societ, di risolvere quelle che sono oggi considerate problematiche sociali. Una volont attualmente evasiva se esaminata nella prospettiva pragmatica delle politiche giuridiche (pari opportunit, coppie di fatto ecc.) ad essa inerenti.
Alla luce dei mutamenti sopravvenuti nella societ e delle nuove realt ideologiche, la costruzione etico-morale del rispetto, pur impostata sulle basi antropologiche dei riti di riferimento come la tradizione e la cultura, la religiosit e la sacralit degli affetti, si rivelata da qualche tempo a questa parte, inaspettatamente anacronistica, mostrando le sue crepe profonde. Segni di una erosione che non lha risparmiata da risentimenti diffusi e punti di criticit, sia per i suoi aspetti discordanti (quanto inevitabili), che ne hanno limitato il riconoscimento configurativo allinterno di una specifica tipologia virtuosa; sia in ambito famigliare che educazionale, formativa ecc., che da sempre vieicolano le cosiddette differenze di genere.
In qualit di soggetto sociale, infatti, la rilevanza delle differenze di genere ha dato luogo a un fenomeno collettivo dinteresse antropico che un liberalismo metodologicamente preconcetto, attribuisce a forme di societ e di economia migliori di sempre, neppure fosse larchetipo di una modernit immaginaria quanto inafferrabile e tuttavia possibile; nonostante i comportamenti umani, si siano gradualmente integrati con le nuove problematiche introdotte nella societ, secondo le ripartizioni attuate dalla psicologia sociale allinterno di discipline meglio diversificate come: individuali, collettive e comunitarie che comunque rimangono universali.
Ci, per quanto lesperienza esistenziale dellindividuo sociale (umano), pur nella sua identificazione e la sua irriducibile complessit, sia ancora oggi tuttaltro che scontata e in antitesi con una completa istituzionalizzazione, a causa dell assenza o mancanza (anomia) di norme sociali specifiche che, entro certi limiti, risultino appropriate al comportamento dellindividuo stesso nei confronti degli altri e, pertanto, volte a costituire una specifica identit nel processo educativo e di socializzazione (paideia) in atto. Onde per cui, il riconoscimento il primo passo necessario per il superamento relativo alle differenze di genere e la definitiva attuazione del processo di uniformazione dell ethos politico nellambito della riorganizzazione sociale.
Se vogliamo, a partire dalla ricerca dinamica del riconoscimento che prende il via la giustificazione metodologica che si vuole qui perseguire: cio, nellindividuare quei fattori relativi, intrinsechi della sfera della personalit individuale e dell identit collettiva in quanto soggetti delle differenze di genere, ai quali pur ineriscono esperienze di rifiuto di legittimazione e approvazione di diritti pi spesso negati. Il riconoscimento dunque - scrive Mario Manfredi (4) come obiettivo di un processo di piena responsabilit radicale verso i soggetti di genere (umani e non), specialmente quando si confrontano posizioni di potere da una parte, e di vulnerabilit dallaltra. Soprattutto perch la responsabilit che ne deriva, si fa carico anche di realt remote nello spazio (uomini e territori lontani) e, nel tempo (lumanit futura).
Certamente la modernizzazione dei costumi e delle idee non approdata a un risultato integrale ed esaustivo perch si dovuta misurare con fattori limitanti, con istanze individuali e sociali di tipo politico, economico e imprenditoriale non sempre confacenti al rispetto sociale. Non a caso il sociologo Zigmunt Bauman (5) ha molto insistito nella ricerca instancabile di quell identit che poi ..divenuta precaria come tutto nella nostra vita, essendo venuto meno il vincolo temporale nei rapporti interpersonali a causa di dialoghi preferibilmente a distanza, pause troppo lunghe di riflessione, richieste di chiarimenti mai espletate e sconfinamenti in territori diversi.
Sconfinamenti che hanno dato seguito al senso di smarrimento, incapacit di introspezione, inconsapevolezza dellattenzione, che ha colpito tutti, uomini e donne indistintamente, trascinandoli in un processo di sterilizzazione dellimmagine sedimentata di ci che stato (assenza di memoria storica), per approntare una domanda tipo: chi sono io oggi? (mancanza di identit futura), che ha portato lindividuo a discernere nella paura liquida che affligge lintera comunit umana, segno evidente di una collettivit in dissolvimento che non contempla in s alcuna risposta propositiva. Sebbene si metta ancor pi in evidenza il sorgere di un nuovo problema individuato da Bauman che va ad aggiungersi ai tanti altri che una societ liquida quale quella in cui viviamo, che allapparenza sembra impossibile contestualizzare, se non andando a ...ricercare un modello ultimo, migliore di tutti gli altri, perfetto, da non poter essere ulteriormente migliorato, perch niente di meglio esiste n immaginabile.
Ma non basta concettualizzare una identit qualsiasi ha inoltre asserito Bauman bisogna puntare sulla identit sociale, radicale e irreversibile, che coinvolga gli ordinamenti statali, la condizione lavorativa, i rapporti interstatali, le soggettivit collettive, il rapporto tra lio e laltro, la produzione culturale e la vita quotidiana di uomini e donne. Quasi si fosse davanti a una catastrofe considerata inevitabile; conforme cio allintraprendenza della natura umana di fronte a una forzata convivenza democratica e alla mancanza di un comportamento etico austero che non lascia comprendere e non giustifica le proprie e le altrui convinzioni.
Immersi in questo modello di societ fin troppo individualistica e solo astrattamente egualitaria, assistiamo al perseguimento di sommovimenti socio-economici (ipertecnologia, globalizzazione, squilibri geografici, nazionalismo, razzismo, fondamentalismo), che segnano il punto focale di una svolta retroattiva dei limiti dello status quo secolarizzato, accettato e difeso un tempo da un rispetto imperante che, seppure ieri consentiva una sicurezza interiore e una apparente possibilit collaborativa, oggi pi non appaga, minacciando una catastrofe imminente sul piano del rispetto interpersonale e quindi comunitario. Se altres osservato, in quanto paradigma di un fare pi libero e aperto, il pi ampio possibile a noi assuefacente, rivela invece una ...propria autonomia che inneggia alla rottura della coazione, come condizione sine qua non per sostenere un dialogo franco con il futuro (Bauman), che comunque non da garanzia di unautonomia certa.
Una chiave di investigazione su base teorica questa, che non consente qui di considerare la trasformazione del presente in atto, cui volenti o nolenti assistiamo, in quanto costruzione di senso attraverso lutopia di un agire solo apparentemente incondizionato, anche se spesso utilizzato come interfaccia di nuove aggregazioni dellesperienza fenomenologica che, si vuole, portino a una ridefinizione critica del reale. Un argomentazione che a sua volta aveva appassionato Alberto Melucci (6), ritenuto il sociologo dellascolto, aperto ai temi della pace, delle mobilitazioni giovanili, dei movimenti delle donne, delle questioni ecologiche, delle forme di solidariet e del lavoro psicoterapeutico. Il quale, in anticipo sui tempi, aveva gi esplorato il mutamento culturale dell identit, in funzione della domanda di cambiamento proveniente dalla sfera lavorativa, affrontando i temi dellesperienza individuale e dellazione collettiva nella loro ricaduta sulla vita quotidiana e sulle relazioni di gruppo; non di meno riconfermando la validit dellinterazione scientifica tra le diverse discipline, e apportando innovativi contributi alla ricerca sociologica.
Sono convinto scrive Melucci che il mondo contemporaneo abbia bisogno di una sociologia dellascolto. Non una conoscenza fredda, che si ferma al livello delle facolt razionali, ma una conoscenza che considera gli altri dei soggetti. Non una conoscenza che crea una distanza, una separazione fra osservatore e osservato, bens una conoscenza capace di ascoltare, che riesce a riconoscere i bisogni, le domande e gli interrogativi di chi osserva, ma anche capace, allo stesso tempo, di mettersi davvero in contatto, con gli altri. Gli altri che non sono solo degli oggetti, ma sono dei soggetti, delle persone come noi, che hanno spesso i nostri stessi interrogativi, si pongono le stesse domande e hanno le stesse debolezze, e le stesse paure.

2) Metodo del consenso individuale alla fiducia

La consapevolezza del rispetto quindi una questione metodologica basata sul riconoscimento delluguaglianza che, ai fini di una valida prerogativa di senso tuttavia carente di un supporto solido che lo sostenga e che solo una certa dose di altruistico consenso pu, in certo qual modo, convalidare. Cio laccettazione di una fattiva uguaglianza nella diversit necessaria per una convivenza senza conflitti, in cui vengano riconosciute e accettate le differenze di razza, di colore, le diversit di status sociale, i comportamentali degli individui e i diversi ruoli che ognuno si trova ad occupare, in ragione di favorire le relazioni interpersonali e intergovernative, in una societ sempre pi rivolta alla cooperazione tra i popoli e gli stati, dedita agli scambi reciproci di idee, informazioni, conoscenza, tecnologia ecc..
Altres nel rispetto individuale e nel confronto fattivo con le diverse posizioni dellaltro/a, e cio nellinvestire il proprio consenso nelle scelte della/e partnership individuata come consone alla qualit della vita che si vuole o si vorrebbe attuare, ponderata sulla fiducia e comunque nel rispetto delle differenze individuali (genetiche, pedagogiche, psicologiche), dellestrazione pedagogico-socio-culturale, formativa, nonch delle diverse disposizioni comportamentali acquisite, senza cercare di manipolarle; cos come di non giudicare le scelte e le opinioni dellaltro/a in modo sommario perch considerate minoritarie che rasentino una qualche forma di razzismo.
Per quanto, in ambito giuridico il rispetto si affacci alla soglia del diritto di ogni individuo di avere un suo modo di pensare, di esprimere la propria opinione, di sentire, di agire e persino di scegliere i suoi gusti e le sue preferenze di vita, di pretendere che nessun altro possa permettersi di obiettare o decidere al suo posto; nella specifica tipologia delle scienze umane si tratta di offrire/accordare una relazione consensuale basata sul consenso che porti allascolto non valutativo, dove si concentra la comprensione dei sentimenti nel rapporto emozionale e/o intellettuale di merito e di partecipazione ai bisogni fondamentali degli altri.
Nelluso comune detta empatia lattitudine ad essere completamente e/o parzialmente disponibili verso gli altri, mettendo da parte le preoccupazioni e i pensieri individuali, pronti ad offrire la piena attenzione al processo di comunicazione, accesso allinformazione e partecipazione alla cooperazione attiva non coercitiva che, secondo il metodo del consenso, non significa unanimit di intenti e di voleri di singoli individui o del gruppo di appartenenza, bens di funzione espletata democraticamente cui la maggioranza dei soggetti avr acconsentito secondo la propria onest intellettuale. Se non c lonesta volont di venirsi incontro, il metodo del consenso non funziona, bens si rende pi che mai necessario anche nella difesa di quella privacy che ostinatamente promulghiamo come visione utopistica di una realt che non pi tale, se mai lo sia stata.
Acci, dare oggi il consenso allutilizzo dei propri dati personali che diventano cos di pubblico dominio pu essere un modo (facendo attenzione) di aprirsi al mondo degli scambi e della collaborazione reciproca a livello internazionale; cos come mettersi in gioco sul web significa la volont di ampliare la propria cerchia di conoscenze, e perch no di fare nuove amicizie e cos abbassare il tasso dilagante di sentirsi abbandonati, sotto legida del non siamo soli, necessaria ai fini della reciprocit sociale che ci vede sempre pi affetti dalla solitudine.

3) Metodo del consenso alla temperanza comunitaria

Lapproccio qui espletato equivale a farsi unopinione sul merito se oggi il rispetto sia o no essenziale nei rapporti umani (?) Se la domanda serve di fatto a chiarificare un problema etico-teorico, la risposta non pu che essere: s, essenziale, ma come asserire lesistenza di un 'dualismo insopprimibile per cui la risposta non affatto univoca. Gli ultimi avvenimenti di cronaca ben lo evidenziano ponendoci di fronte situazioni insostenibili quanto sconvolgenti, riferite allassoluta mancanza di tolleranza, reciprocit, liberalit e democracit che superano ogni limite di sopportazione e comprensione umana. Per quanto intraprendere guerre fratricide e stermini di massa, privazioni e allontanamenti dagli originari territori di appartenenza, innalzare muri ai confini e barriere di chiusura al libero accesso, pi spesso eretti in nome di questa o quella supremazia territoriale-supernazionale in cui domina lintransigenza e la severit di giochi di potere, non sembra portare a una risoluzione dei problemi.
Tanto meno risultano determinanti i molti tentativi di risoluzioni di pace affatto conciliabili e, sempre pi spesso, avanzati in nome di una diversit etico-morale del tutto confutabile, di cui sono andate perdute quelle che sono le ragioni primarie di una possibile convivenza fra i pi deboli e i diseredati, venendo cos a mancare quel rispetto e quellindulgenza necessaria che mettono a rischio la sopravvivenza. Ma non gi il falso moralismo intelluale dei pochi ad erigere le barriere che oggi delimitano le frontiere degli stati e i campi dazione dei politici del malaffare, quanto la mancanza di temperanza e lindifferenza fraudolenta dei molti a derubricare il sistema economico-produttivo e la convivenza dellillegalit giuridica e lillegittimazione sociale.
Di che cosa sia il moralismo si pu certo discutere scrive Stefano Rodot (7) ma la critica non pu trasformarsi in pretesto per espellere dal dibattito pubblico ogni barlume di etica civile. (..) Contro malaffare e illegalit servono regole severe e istituzioni decise ad applicarle. Ma serve soprattutto una difusa e costante intransigenza morale, unazione convinta di cittadini che non abbiano il timore dessere definiti moralisti, che ricordino in ogni momento che la vita pubblica esige rigore e correttezza.
Il merito di una tale affermazione si gioca su quei comportamenti resi affidabili dal rapporto fiduciario che in illo tempore stato stabilito con la natura e successivamente tra le diverse comunit interessate a limitare i rischi delle carestie e della fame, quantomeno coinvolte nella volenterosa sopravvivenza della specie. In una societ complessa come quella in cui siamo chiamati a vivere (o sopravvivere dipende dai punti di vista), la crisi nella fiducia non riguarda solo chi viola la legge o non si adegua agli standard di vita diffusa, ma investe ogni ambito della vita socialee comunitaria.
Di fatto scrive Umberto Galimberti (8) non possiamo prescindere dal ricorrervi (alla fiducia), perch degli altri, piaccia o non piaccia, non possiamo fare a meno. (..) Nei nostri comportamenti accordiamo di continuo una fiducia che intimamente non (sempre) nutriamo, perch non abbiamo alternative. Infatti, laddove le abbiamo, non esitiamo ad adottarle, affidandoci a tecnologie sempre pi complesse. Daltro canto Il mercato indotto dalla sfiducia ha assunto proporzioni notevoli, sforzi e costi sono cresciuti in proporzioni, ma i risultati sono tuttaltro che esaltanti. Quanto pi la nostra societ si fa complessa, quanto pi diventiamo gli uni estranei agli altri, tanto pi siamo costretti a muoverci e a vivere tra attivit, organizzazioni e istituzioni le cui procedure e i cui effetti non riusciamo a controllare e a capire. E perci siamo inclini a crederci esposti a pericoli invisibili e indecifrabili, con conseguente perenne stato dansia facilmente leggibile nei tratti tirati e circospetti dei volti di ciasscuno di noi, (..) caratterizzati dalla precariet dellesistenza.
Allo stesso modo conclude Galimberti questa nostra societ del rischio percorsa per intero da una sospettosit diffusa, dovuta ad un tasso troppo elevato di estraneit degli individui che compongono il sociale. A meno che non si debba pensare che la cultura dellindividualismo, tipica dellOccidente, e la fruizione delle libert individuali, che vantiamo nei confronti del resto del mondo, abbiano passato a tal punto il segno da rendere ciascuno di noi una singolarit cos precaria che, oltre a fare esclusivamente i propri interessi, o forse proprio per questo, non sa pi muoversi nel mondo se non allinterno di una cultura del sospetto. Questo mi pare il punto dove le nostre societ sono le pi vulnerabili, pi di quanto vulnerabili le renda il terrorismo.

In conclusione il dibattito ancora aperto, una risposta alla domanda che cos il rispetto?, tuttavia possibile: cose se non un principio etico che ci restituisce la libert di scegliere (libero arbitrio). Cosaltro, se non quella virt morale che pi dogni altra ci rende umani (?).

Cio animali razionali dipendenti (9) e cos poco sociali (?)

Bibliografia di riferimento:

(1)Maurizio Ferraris, Introduzione a Morale ed a Uguaglianza in Le domande della Filosofia - Gruppo Edit. LEspresso 2012 ,
(2)Ren Descartes, Discorso del metodo, RCS Libri 2010
(3)Giovanni Reale, Prefazione a Discorso del metodo, op.cit.
(4)Mario Manfredi, Teoria del riconoscimento, Le Lettere 2004
(5)Zigmunt Bauman, Intervista sullidentit, Editori Laterza 2008 e Modernit liquida, Editori Laterza 2011
(6)Alberto Melucci, "Rassegna italiana di sociologia", n.43 (2002), e in Identita e movimenti sociali in una societa planetaria: in ricordo di Alberto Melucci, Milano, Guerini Studio, 2003.
(7)Stefano Rodot, Il diritto di avere diritti, Editori Laterza 2012
(8)Umberto Galimberti, Fiducia, in Le grandi parole Polizia Moderna 2010
(9) Alasdair MacIntyre, Animali razionali dipendenti Vita e Pensiero Edit. 2001






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